Antichità: i contraccettivi naturali dei Romani

Pochi sanno che anche i Romani ricorrevano spesso a metodi contraccettivi. Un mercato florido quello degli anticoncezionali naturali che aveva rappresentato la fortuna, dal punto di vista economico e commerciale, di una piccola area costiera della Cirenaica, la regione orientale dell’odierna Libia. Era il silfio a rappresentare uno dei metodi contraccettivi più utilizzati nell’Impero Romano: si tratta di una variante del finocchio con i semi simili al simbolo del cuore da cui, secondo alcuni, ne deriverebbe la moderna rappresentazione.

silfio

Antichità: i contraccettivi naturali dei Romani

L’utilizzo massiccio di questa pianta avrebbe contribuito al controllo delle nascite in determinati periodi in cui, nonostante le condizioni favorevoli, la popolazione romana non aumentò di numero. Ma la notevole commercializzazione provocò anche l’estinzione del silfio che oggi conosciamo solo per le numerose descrizioni di Plinio il Vecchio e di Marco Gavio Apicio. Anche se oggi è del tutto impossibile verificare la reale funzione dei contraccettivi naturali dei Romani, si può comunque notare come alcune piante simili contengano il ferujol, una sostanza che nei roditori impedisce la procreazione mentre i semi della carota selvatica inibiscano la produzione del progesterone, un ormone fondamentale per la fecondazione.