Alzare i livelli di una sola proteina ha trasformato topi anziani in animali più giovani e resistenti

La stimolazione mirata della proteina TTP nei topi anziani blocca l'infiammazione cronica, rigenerando la forza muscolare e la densità ossea.

topi laboratorio

Fonte: Twitter/@Nicola_Bressi

Un piccolo freno biologico potrebbe arrestare l’incendio silenzioso che divora il corpo durante la vecchiaia. Keith Kirkwood, docente di biologia orale presso la University at Buffalo School of Dental Medicine, ha coordinato uno studio della durata di sei anni focalizzato sul contrasto alla fragilità senile attraverso la manipolazione genetica. L’esperimento si è concentrato sulla tristetraprolina (TTP), una proteina legante l’RNA che agisce distruggendo i mediatori infiammatori prima che possano accumularsi nei tessuti. Con il passare degli anni i livelli di TTP subiscono un declino naturale, innescando l’immunosenescenza e quel fenomeno di infiammazione cronica di basso livello che i geriatri definiscono “inflammaging“. Stabilizzando artificialmente questa proteina in un gruppo di topi anziani di 22 mesi (l’equivalente biologico di un essere umano ultraottantenne), i ricercatori hanno registrato un drastico miglioramento della resistenza fisica.

I parametri biologici monitorati nei laboratori dell’ateneo statunitense rivelano un ringiovanimento strutturale evidente. Sottoposti a test di velocità, resistenza sul tapis roulant e misurazione della forza di presa, gli esemplari trattati (in particolare i maschi) hanno mostrato punteggi di fragilità nettamente inferiori rispetto ai topi di controllo non trattati. La stabilizzazione della TTP ha ridotto la degradazione ossea e rimodellato il profilo immunitario, rendendolo simile a quello di soggetti giovani. Nelle femmine l’impatto è risultato più circoscritto sul piano muscolare, probabilmente a causa del calo di estrogeni e della minore massa corporea, ma l’effetto protettivo sulla densità scheletrica è rimasto invariato in entrambi i sessi. Il progetto ha beneficiato di un finanziamento di 2,1 milioni di dollari stanziato dai National Institutes of Health.

L’equipe medica ha collaborato attivamente con Bruce Troen della University of Kansas School of Medicine e Perry Blackshear, biochimico precedentemente affiliato alla Duke University. (La transizione terapeutica dalle cavie da laboratorio all’organismo umano richiederà ancora molti anni di sperimentazione farmacologica complessa). Sebbene Blackshear abbia già avviato uno screening di molecole per individuare composti chimici in grado di stimolare la produzione spontanea di TTP, nessuno screening ha finora fornito risultati definitivi pronti per la clinica. Il team si sta adesso focalizzando sulle potenzialità della proteina nel ridurre la neuroinfiammazione legata a patologie degenerative come l’Alzheimer e la demenza senile. In parole povere, i ricercatori sono riusciti a rendere i topi anziani più forti e agili potenziando una singola proteina scudo che distrugge i segnali dell’infiammazione prima che danneggino l’organismo. Questa scoperta non curerà la vecchiaia, ma potrebbe tradursi in trattamenti futuri capaci di proteggere le ossa e i muscoli degli anziani, garantendo loro un’esistenza autonoma e lontana dalla sedia a rotelle.

https://www.sciencedaily.com/releases/2026/05/260518041436.htm

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