Il lacosamide, un farmaco già usato contro l’epilessia, ha ridotto il dolore e favorito la riparazione della cartilagine in modelli murini e in cellule di cartilagine umana studiate in laboratorio. I risultati, ottenuti da un gruppo della Yale School of Medicine negli Stati Uniti e pubblicati sulla rivista Bioactive Materials, indicano una possibile nuova strada per trattare l’osteoartrite. Non dimostrano però che il farmaco funzioni nei pazienti: per verificarlo serviranno studi clinici.
L’osteoartrite si sviluppa quando la cartilagine, il tessuto che ammortizza le ossa e ne facilita il movimento, si danneggia e si consuma. I trattamenti disponibili possono alleviare il dolore, ma non riparano la cartilagine; nei casi più gravi si può ricorrere alla sostituzione dell’articolazione, un intervento che può comportare a sua volta complicazioni.
Nei test, il lacosamide ha contribuito a rallentare il deterioramento della cartilagine e a favorirne la riparazione, oltre a ridurre il dolore nei modelli murini. I ricercatori hanno anche individuato una dose alla quale l’effetto risultava più favorevole. «Esiste un intervallo ottimale in cui il farmaco aiuta a ristabilire l’equilibrio senza correggerlo eccessivamente», afferma Chuan-Ju Liu, biologo specializzato nell’apparato muscoloscheletrico. «A colpirci non è stata solo la sua efficacia, ma anche la dose ridotta necessaria. Questo ci dice che il sistema è regolato con grande precisione».

Il gruppo ha studiato il lacosamide perché il farmaco blocca i canali del sodio, strutture che permettono il passaggio di ioni sodio attraverso le cellule. In una ricerca precedente, alcuni degli stessi ricercatori avevano individuato un canale del sodio, chiamato Nav1.7, e una proteina coinvolti sia nella trasmissione dei segnali del dolore al cervello sia nella regolazione della formazione e della degradazione della cartilagine.

Nav1.7 è attiva nei condrociti, cellule specializzate che mantengono l’equilibrio tra la rimozione del tessuto cartilagineo vecchio e la produzione di quello nuovo. Nell’osteoartrite questo equilibrio si altera e la cartilagine si perde; nelle articolazioni colpite, Nav1.7 risulta più attiva del normale.
«Quando Nav1.7 perde la sua regolazione, contribuisce sia alla degenerazione articolare sia al dolore», spiega Liu. «I nostri risultati suggeriscono che Nav1.7 sia un bersaglio con una doppia funzione. Bloccando questa singola proteina, possiamo potenzialmente calmare i nervi che trasmettono il dolore e indurre le cellule della cartilagine non solo a smettere di degradarla, ma anche a ripararla».
Secondo lo studio, il lacosamide riduce l’attività di Nav1.7, con effetti sia sul dolore sia sulla cartilagine. I ricercatori hanno inoltre confrontato diverse modalità di somministrazione: nei topi, l’iniezione direttamente nell’articolazione colpita è risultata più efficace della somministrazione orale, anche usando dosi inferiori. Il farmaco, tuttavia, veniva eliminato rapidamente dall’articolazione, rendendo necessarie iniezioni ripetute.
Per prolungarne la permanenza, nei test il lacosamide è stato incorporato in un idrogel, un materiale che può trattenere e rilasciare gradualmente un farmaco. L’obiettivo era contrastare la rapida dispersione dei trattamenti liquidi nelle articolazioni. «L’idrogel funge da serbatoio locale», dice Liu. «Trattiene il farmaco nel punto in cui serve di più e lo rilascia lentamente nel tempo. Trasforma una pillola da assumere ogni giorno in un trattamento locale a lunga durata, che resta attivo per un mese o più».
I risultati devono ancora essere verificati nelle persone con osteoartrite. Il fatto che il lacosamide sia già approvato per l’epilessia potrebbe ridurre i tempi necessari per avviare le sperimentazioni cliniche, ma non garantisce che il farmaco sia efficace o sicuro per questa nuova indicazione. Ricerche precedenti hanno suggerito un possibile effetto antidolorifico del lacosamide in una patologia diversa, anch’essa associata a Nav1.7.
L’osteoartrite colpisce centinaia di milioni di persone nel mondo e resta priva di trattamenti capaci di riparare la cartilagine. «Nell’osteoartrite esiste un’importante esigenza terapeutica ancora insoddisfatta», conclude Liu. «Abbiamo bisogno di terapie che non si limitino a mascherare il dolore, ma modifichino davvero il decorso della malattia».


