Un gene umano legato al cervello è rimasto nel nostro DNA per 40 milioni di anni. Ora gli scienziati lo hanno trovato in un virus

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Un gene legato al cervello umano continua a duplicarsi e a spostarsi all’interno del genoma da circa 40 milioni di anni. I ricercatori lo hanno persino rintracciato dentro il DNA del virus del mollusco contagioso. Il lavoro, guidato dal biologo molecolare Cedric Feschotte della Cornell University e pubblicato su Science Reports, riguarda BC200: un gene che non produce proteine, ma una molecola di RNA non codificante lunga circa 200 elementi, particolarmente abbondante nei neuroni. Si riteneva che i geni integrati con funzioni cellulari stabili perdessero la capacità di spostarsi. BC200 ha mantenuto questa caratteristica sfruttando la libreria molecolare di LINE-1, un altro elemento genetico mobile ancora attivo. L’RNA di questo gene compare a livelli anomali in alcuni tumori e nel cervello di pazienti con Alzheimer. Il virus del mollusco contagioso potrebbe averlo incamerato per errore durante un’infezione cutanea, oppure per trarne un vantaggio evolutivo non ancora chiarito.

Parallelamente, il gruppo guidato da Kaushik Sengupta alla Princeton University sviluppa circuiti integrati per frequenze wireless tramite reti neurali e algoritmi di ottimizzazione. La tecnica di progettazione inversa parte dalle prestazioni desiderate per calcolare la geometria dei componenti. Nel 2024 la rivista Nature Communications ha documentato i primi prototipi con forme irregolari e complesse, efficienti ma prive di una struttura logica lineare per gli ingegneri umani. Nel 2025 il team ha introdotto il modello generativo Dall-EM per velocizzare i tempi di calcolo, mentre a febbraio 2026 ha mostrato all’IEEE International Solid-State Circuits Conference un’architettura integrata di layout. Un ulteriore studio di giugno 2026 ha affrontato il vincolo delle superfici ridotte sui microchip. Il programma aveva ottenuto nel maggio 2025 un finanziamento di circa 10 milioni di dollari dal National Semiconductor Technology Center, ma la procedura è stata bloccata ad agosto 2025 dopo che il Dipartimento del Commercio statunitense ha ritirato il sostegno a Natcast. Un audit governativo dell’agosto 2026 ha poi confermato l’interruzione definitiva dell’operativo dal settembre 2025.

Nei fondali oceanici la chimica riserva altri comportamenti imprevisti. Nel 2022, durante una spedizione della United States Geological Survey (USGS) nella fossa di Escanaba insieme a BOEM e NOAA, il veicolo sottomarino ROV Jason ha prelevato 57 campioni idrotermali ricchi di solfuri metallici. La coordinatrice della spedizione Amy Gartman e i suoi colleghi hanno analizzato il materiale in laboratorio, scoprendo che la liofilizzazione e la frantumazione di due campioni scatenavano un’ossidazione spontanea. Il processo ha spinto la temperatura sopra i 100 °C, distruggendo la struttura minerale originale. L’analisi ha isolato la causa nella marca sita nanocristallina, una forma di solfuro di ferro altamente instabile a contatto con l’ossigeno. Il fenomeno pone un problema tecnico concreto alla fattibilità dell’estrazione mineraria nei fondali sottomarini regolamentata dall’Autorità Internazionale dei Fondali Marini (ISA).

Sul fronte dell’acustica, l’ingegnere Jie Deng e il ricercatore Oriol Guasch della La Salle – Universitat Ramon Llull a Barcellona hanno realizzato un dispositivo fonoassorbente stampabile in 3D, descritto sulla rivista Applied Acoustics nel 2026. L’apparato si basa sul principio del buco nero acustico: le onde sonore rallentano progressivamente la loro corsa man mano che penetrano nella struttura, accumulando energia che si dissipa in calore per attrito senza generare echi di ritorno. A differenza dei modelli tradizionali scavati lungo le pareti interne delle condutture, il prototipo lungo 15 centimetri presenta 29 anelli ad ampiezza variabile montati su un’asta centrale. Inserita direttamente all’interno di un tubo di impedenza, la struttura dissipa il suono su uno spettro di frequenze più ampio rispetto alle soluzioni fisse incassate.

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