L’ingegnere Ralph Cordey e il suo gruppo di lavoro presso la divisione britannica di Airbus Defence and Space stanno completando lo sviluppo di un satellite cacciatore pensato per catturare ed eliminare i rifiuti spaziali. Il dispositivo punta a ridurre la spazzatura accumulata nell’orbita bassa terrestre, che minaccia le infrastrutture operative. Attualmente attorno alla Terra viaggiano centinaia di migliaia di frammenti di vecchi vettori, satelliti dismessi e rottami metallici che si muovono a velocità superiori ai 20.000 chilometri orari. Un eventuale impatto anche con oggetti di piccole dimensioni rischia di distruggere gli strumenti in funzione o di innescare reazioni a catena rovinose per le telecomunicazioni. La tecnologia sviluppata dal team di Cordey impiega sensori ottici e sistemi di navigazione autonoma per avvicinarsi ai rottami privi di controllo. Un braccio robotico snodabile afferra il bersaglio con un meccanismo di presa ad alta precisione, stabilizzandone la rotazione. Successivamente, il satellite utilizza i propri propulsori per spingere l’oggetto catturato verso gli strati più densi dell’atmosfera terrestre.
Raggiunta la quota prestabilita, l’attrito con l’aria genera un calore tale da distruggere completamente sia il rottame agganciato sia il satellite stesso nel corso del rientro programmato. Questo approccio evita di lasciare ulteriori detriti nell’orbita operativa. I test a terra e le simulazioni orbitali hanno confermato l’efficacia dei sistemi di tracciamento e di cattura automatica. Il costo di fabbricazione e lancio di questi satelliti impone una selezione accurata dei rottami prioritari da rimuovere. L’iniziativa coordinata da Ralph Cordey rappresenta un tassello cruciale nella strategia globale per la sostenibilità delle attività orbitali. L’accumulo incontrollato di rottami rischia infatti di compromettere l’accesso allo spazio e la sicurezza dei satelliti attivi, essenziali per la navigazione, le previsioni meteo e le comunicazioni quotidiane. Rimuovere fisicamente gli oggetti più ingombranti e pericolosi non è più solo un esercizio di innovazione tecnologica, ma una necessità operativa impellente. Il successo di queste missioni dimostra che l’ingegneria moderna può non soltanto esplorare il cosmo, ma anche prendersi cura dell’ambiente spaziale che circonda il nostro pianeta, preservandolo per le prossime generazioni di esploratori.
https://www.dailymail.com/sciencetech/article-16204563/Meet-Britains-Space-Binman-satellite.html


