I centri dati consumano acqua dove città e agricoltura sono già in competizione

Uno studio della Carnegie Institution for Science, pubblicato su Environmental Science & Technology, rileva che 1 centro dati su 4 si trova in aree con scarsità d’acqua.

Una goccia d’acqua e increspature

Circa un centro dati su quattro nel mondo si trova in un’area in cui, per almeno un mese all’anno, la domanda d’acqua supera la disponibilità. Con un riscaldamento globale di 3 °C rispetto ai livelli del 1900, la quota potrebbe salire al 33 per cento entro dieci anni. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Environmental Science & Technology, condotto da un gruppo guidato da ricercatori della Carnegie Institution for Science, negli Stati Uniti.

Il gruppo ha mappato i 9.347 centri dati censiti nel mondo e ha confrontato la loro posizione con le condizioni idriche locali. Queste strutture ospitano i sistemi informatici alla base di servizi come l’intelligenza artificiale, l’archiviazione di foto e video e lo streaming musicale. Hanno bisogno di acqua per raffreddare i server: spesso il raffreddamento avviene per evaporazione e richiede acqua dolce, che i centri dati possono consumare.

Consumo idrico dei data center
2.315 dei 9.347 data center si trovano in aree soggette a stress idrico.
Rosa et al., Environ. Sci. Technol., 2026

«Queste strutture non vengono costruite in luoghi disabitati», afferma Lorenzo Rosa, scienziato ambientale della Carnegie Institution for Science. «Si insediano sulle riserve idriche di città e aziende agricole». A differenza dell’elettricità, che può essere trasportata su lunghe distanze attraverso la rete, l’acqua deve in genere essere reperita vicino al centro dati. Le strutture la prelevano da laghi, fiumi e falde acquifere, la cui disponibilità può cambiare con le stagioni.

Mappa dei data center
I ricercatori hanno riportato su una mappa tutti i data center del mondo.
Rosa et al., Environ. Sci. Technol., 2026

La mappa indica che il 41 per cento dei centri dati compete direttamente per l’acqua con città e amministrazioni locali. Per un altro 28 per cento, l’agricoltura è il principale settore con cui condivide la risorsa. In 523 strutture, poco più del 5 per cento del totale, la domanda supera già la disponibilità per almeno nove mesi all’anno.

Anche le conseguenze previste del cambiamento climatico non sono uguali ovunque. Secondo le simulazioni, la maggior parte dei centri dati che entrerebbero in condizioni di stress idrico con l’aumento delle temperature si trova negli Stati Uniti. Nel Regno Unito e in Germania, invece, i cambiamenti sarebbero limitati.

«L’impronta energetica dei centri dati è stata quantificata nel dettaglio, perché l’elettricità viene misurata e i dati sui consumi vengono comunicati», spiega Rosa. «La scarsità d’acqua, invece, viene misurata a livello locale, in modo disomogeneo e spesso non viene misurata affatto. Per questo abbiamo realizzato la mappa: non esisteva».

I ricercatori avvertono che i dati sul consumo idrico dei centri dati sono ancora limitati: le grandi aziende tecnologiche sono restie a rendere noto l’impatto preciso delle strutture sulle risorse naturali. Una rendicontazione più trasparente potrebbe essere utile e richiedere l’intervento di governi e autorità di regolamentazione.

Nel loro articolo, gli autori osservano inoltre che i centri dati dispongono spesso delle risorse finanziarie e della priorità istituzionale necessarie per assicurarsi le forniture quando l’acqua è disponibile. «Di conseguenza, il rischio principale potrebbe riguardare gli altri utenti dell’acqua negli stessi bacini, non il funzionamento dei centri dati», scrivono.

Tra gli sviluppi promettenti citati nello studio ci sono la sperimentazione di acque reflue e di acqua marina trattata al posto dell’acqua dolce, oltre a nuove soluzioni per gestire meglio il calore. Resta però da capire se l’esposizione allo stress idrico provochi problemi operativi per i centri dati o effetti misurabili sugli altri utenti. «Per garantire la sostenibilità a lungo termine dei centri dati serviranno scelte in materia di localizzazione e governance che tengano conto dei limiti idrologici locali», concludono i ricercatori.

Fonte: sciencealert.com

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Redazione Scienze Notizie
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