Una nuova analisi colloca la comparsa di Homo erectus circa 2 milioni di anni fa, anticipandola di circa 200.000 anni rispetto alle stime precedenti. La conclusione si basa su fossili rinvenuti nella Drimolen Main Quarry, vicino a Johannesburg, in Sudafrica, un sito della cosiddetta «Culla dell’umanità ». Lo studio, condotto da un gruppo internazionale di ricercatori e pubblicato sulla rivista Annals of Human Biology, presenta anche nuovi reperti di Paranthropus robustus, un altro antico ominino, cioè un membro del gruppo evolutivo che comprende gli esseri umani e i loro parenti estinti.
La datazione è importante perché Homo erectus è il primo ominino noto a mostrare adattamenti alla vita al suolo, tra cui gambe più lunghe e braccia più corte. Il nome della specie significa «uomo eretto». Per dare un’idea dell’ordine di grandezza della revisione, è come se in futuro gli archeologi scoprissero che il primo iPhone non fu inventato nel 2007, ma esisteva già ai tempi dei Neanderthal e dei mammut lanosi.
«Questo articolo presenta un nuovo fossile adulto attribuito a Homo erectus, il DNH 127, che conferma ulteriormente che la specie comparve per la prima volta nell’Africa meridionale 2 milioni di anni fa», afferma l’archeologo Jesse Martin, della La Trobe University, in Australia. Un frammento di cranio, il DNH 134, era già stato datato allo stesso periodo, ma apparteneva a un bambino: il nuovo reperto adulto permette quindi confronti più diretti.

Martin et al., Ann. Hum. Biol., 2026
I ricercatori hanno esaminato 18 fossili. Hanno identificato le specie in base alle caratteristiche delle ossa e ne hanno stimato l’età con metodi geologici, tra cui la datazione radioattiva. Oltre al DNH 127, attribuito a H. erectus, 14 reperti sono stati assegnati a Paranthropus robustus, un parente evolutivo più distante da noi. Questa specie aveva mascelle robuste e denti grandi, adatti a triturare cibi duri e resistenti. Nel corso dell’evoluzione, H. erectus sviluppò un cervello più grande e denti più piccoli; in P. robustus, invece, aumentarono le dimensioni dei denti e la forza dei muscoli masticatori, come suggerisce la forma delle mascelle. Alla fine, la linea evolutiva di H. erectus sopravvisse.

Martin et al., Ann. Hum. Biol., 2026
Le due specie vivevano nella stessa regione e i loro resti sono stati conservati nella grotta di Drimolen. «Sappiamo che Homo erectus e la linea evolutiva che ha portato a noi furono infine quelle vincenti, ma 2 milioni di anni fa, a Drimolen, P. robustus era più numeroso di Homo erectus di oltre dieci a uno», dice Martin.
I nuovi reperti contribuiscono anche a sostenere l’ipotesi che P. robustus sia cambiato nel tempo. Fossili della stessa specie trovati in altri luoghi mostravano individui più grandi e robusti, un possibile segno di trasformazione. Nel loro insieme, i resti di Drimolen rivelano caratteristiche della struttura mandibolare mai osservate prima e diverse forme di variabilità . Nuove scoperte sul Paranthropus robustus offrono ulteriori spunti per comprendere questa specie.
«L’abbondanza di fossili provenienti da Drimolen, alcuni dei quali presentati in questo articolo, offre una possibilità senza precedenti di comprendere i cambiamenti microevolutivi che hanno plasmato gli antenati umani», afferma Martin. La microevoluzione indica i cambiamenti che si accumulano all’interno di una specie nel corso del tempo.
Le origini umane erano già considerate complesse: specie diverse potevano sovrapporsi nello stesso periodo, invece di succedersi in modo lineare. Lo studio aiuta a chiarire la presenza di H. erectus e P. robustus nell’area di Drimolen, ma i fossili sono frammentari e serviranno altre indagini per confermare che entrambe le specie fossero presenti così presto. Nel sito sono stati trovati molti reperti da analizzare e potrebbero emergere nuove prove per capire perché la linea di P. robustus si estinse e se H. erectus diede origine agli esseri umani moderni.
«In quel periodo, i nostri antenati [H. erectus] sembravano avere poche possibilità di sopravvivere», conclude Martin.
Fonte: sciencealert.com


