L’Africa potrebbe trovarsi nelle primissime fasi della nascita di un nuovo oceano. Un gruppo di geologi ha infatti individuato in Zambia segnali che suggeriscono l’apertura di una nuova frattura continentale profonda, un fenomeno che in milioni di anni potrebbe arrivare a dividere una parte dell’Africa dal resto del continente.
La scoperta arriva dall’analisi di particolari isotopi di elio provenienti da sorgenti termali lungo il cosiddetto Kafue Rift, una vasta zona geologica che attraversa l’Africa meridionale. Gli scienziati hanno scoperto che i gas emessi dalle sorgenti contengono una firma chimica riconducibile direttamente al mantello terrestre, lo strato caldo e semi-fluido situato sotto la crosta.
Questo dettaglio è considerato fondamentale perché suggerisce che la crosta terrestre nella regione si sia assottigliata o fratturata abbastanza da permettere ai fluidi profondi di . Tra questi gas c’è anche l’elio, elemento raro e prezioso utilizzato in medicina, ricerca scientifica e tecnologie avanzate. Secondo i ricercatori, il Kafue Rift potrebbe rappresentare una fase iniziale di rifting continentale, il processo geologico che porta una massa continentale a spezzarsi lentamente nel tempo.
Lo stesso fenomeno è già in corso più a est, lungo il celebre sistema della Rift Valley africana, dove la placca africana si sta gradualmente dividendo. Se questi movimenti continueranno, tra milioni di anni potrebbe formarsi un nuovo oceano, proprio come accadde quando Africa e Sud America si separarono nel passato geologico.
La presenza di elio proveniente dal mantello è considerata una delle prove più convincenti dell’attività tettonica nella regione. I ricercatori hanno confrontato i rapporti isotopici dell’elio e del carbonio con quelli osservati in altri sistemi di rift attivi, trovando forti somiglianze. Inoltre, nell’area erano già stati registrati piccoli terremoti, anomalie gravitazionali e temperature sotterranee elevate, tutti segnali compatibili con una crosta terrestre in tensione.
La scoperta potrebbe avere anche importanti implicazioni economiche. L’elio è sempre più raro e strategico a livello globale, soprattutto perché indispensabile per risonanze magnetiche, semiconduttori, ricerca scientifica e tecnologie criogeniche. Negli ultimi anni l’Africa orientale è diventata uno dei luoghi più promettenti per nuovi giacimenti di elio naturale grazie proprio all’attività vulcanica e tettonica collegata ai rift continentali.
Gli scienziati sottolineano che il processo osservato è estremamente lento su scala umana. Non esiste alcun rischio imminente di una frattura improvvisa del continente. Tuttavia, queste tracce geochimiche rappresentano una rara finestra sui primi stadi della formazione di una nuova frontiera tettonica. In pratica, i ricercatori potrebbero star osservando uno dei primi passi di un cambiamento geografico destinato a trasformare il pianeta nel corso di milioni di anni.

