Il terreno sotto la caldera dei Campi Flegrei continua a cedere a ritmo serrato. La direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dell’INGV, Lucia Pappalardo, monitora insieme ai tecnici una sequenza sismica che ha registrato uno dei picchi di energia più elevati degli ultimi quarant’anni nell’area flegrea.
La scossa principale spacca la routine della serata del 31 luglio: sono le 19:46 quando i sismografi della rete di monitoraggio registrano un evento di magnitudo 4.7, con epicentro localizzato tra Pozzuoli e Quarto a circa 3 chilometri di profondità. Un’accelerazione del suolo violenta, arrivata all’80-90% nell’area epicentrale, che causa blackout fra Agnano, Fuorigrotta e Bagnoli per la caduta di un traliccio dell’alta tensione, oltre a crolli parziali di cornicioni e danni strutturali ad alcune palazzine pozzolane. Il bilancio sanitario rileva dieci feriti lievi posti sotto osservazione in ospedale.
Il terremoto delle 19:46 non rimane un episodio isolato, ma apre la strada a un susseguirsi continuo di repliche:
- 31 Luglio, ore 19:46: Scossa principale (Md 4.7)
Evento sismico di magnitudo 4.7 con ipocentro a 3 km di profondità tra Pozzuoli e Quarto. Avvertito distintamente a Napoli e provincia. - 31 Luglio, ore 20:49: Prima replica significativa (Md 2.6)
La rete dell’Osservatorio Vesuviano registra la prima scossa di assestamento di rilievo nella caldera. - 31 Luglio, ore 20:57: Nuovo tremore (Md 2.9)
Ulteriore rilascio di energia con ipocentro superficiale nell’area Pozzuoli-Solfatara. - 31 Luglio, ore 22:00: Forte replica (Md 3.8)
La terra torna a vibrare intensamente. Il sisma di magnitudo 3.8 viene avvertito nitidamente lungo tutta la fascia costiera flegrea. - 31 Luglio, ore 23:35: Scossa di magnitudo 3.1
Prosegue la sequenza microsismica con un altro evento di intensità media percepito dalla popolazione in strada. - 1 Agosto, ore 01:20: Nuovo evento notturno (Md 3.1)
A notte fonda la Sala Operativa dell’INGV-OV localizza una scossa di magnitudo 3.1 con ipocentro a circa 1 km di profondità. - 1 Agosto, ore 01:35 – 02:07: Scosse minori (Md 2.4 – 2.5)
Sciame continuo a bassissima profondità; la roccia superficiale continua a fratturarsi sotto la spinta gassosa.
La causa profonda di queste scosse risiede nel fenomeno del degassamento e nella spinta dei fluidi idrotermali ad alta pressione, che gonfiano la crosta vulcanica facendola sollevare.
La crosta dei Campi Flegrei è come una strato di roccia rigida appoggiato sopra una gigantesca bolla di gas e vapore in espansione. Più il vapore spinge dal basso verso l’alto, più la roccia si piega; quando la tensione supera la resistenza del materiale, la roccia si spezza di colpo, liberando un’onda che fa tremare le case in superficie.
Tra il Golfo di Pozzuoli e la fascia costiera a nord di Napoli si estende una struttura vulcanica unica nel suo genere, dominata non da un singolo cono bensì da una vasta caldera formatasi in seguito a due imponenti eruzioni catastrofiche: quella dell’Ignimbrite Campana, risalente a circa 39.000 anni fa, e quella del Tufo Giallo Napoletano di 15.000 anni fa. Questa complessa architettura geologica, costellata da crateri, coni di scorie e manifestazioni idrotermali come le fumarole della Solfatara, ha plasmato fin dall’antichità la storia umana dell’area, attirando prima i Greci con la fondazione di Cuma e poi i Romani, che trasformarono Baia nel luogo di villeggiatura delle élite imperiali e Miseno nella principale base navale del Tirreno.
A scandire la dinamica del territorio è da sempre il bradisismo, il lento e ciclico sollevamento o abbassamento del suolo legato alle variazioni di pressione della camera magmatica e del sistema idrotermale sottostante: un fenomeno che in epoca storica ha provocato la sommersione delle antiche strutture costiere romane e che nel 1538 ha portato all’ultima eruzione esplosiva del complesso, culminata con la nascita del Monte Nuovo.

