Nella prima settimana di agosto, la temperatura superficiale dell’Oceano Pacifico equatoriale orientale ha superato di ben 2,6 gradi Celsius la media storica. Un incremento che colloca l’attuale episodio meteorologico nella fascia dei “super El Niño“, superando perfino la traiettoria del 1997/1998, l’evento climatico più devastante della storia recente per impatto economico e vittime.
I dati diffusi dalla National Oceanic and Atmospheric Administration e analizzati da Zeke Hausfather, climatologo del centro di ricerca Berkeley Earth, indicano che il riscaldamento sta crescendo a una velocità mai registrata prima per questo periodo dell’anno. La soglia convenzionale per dichiarare la presenza del fenomeno, fissata a 0,5 gradi sopra la media, era stata raggiunta già all’inizio di giugno. La rapida escalation estiva suggerisce che la fase di picco, prevista per la fine del 2026, potrebbe segnare un nuovo record assoluto.
A differenza del passato, questa anomalia termica si innesta su un pianeta già significativamente più caldo. Nel 1998 le temperature globali toccarono vertici mai visti, ma oggi quel medesimo valore rappresenterebbe un’annata insolitamente fredda: dal 2011 in poi, ogni anno ha registrato medie superiori a quelle del picco di fine secolo scorso. Il sovrapporsi della naturale oscillazione del Pacifico al riscaldamento di fondo di origine antropica altera i modelli previsionali, rendendo incerti i dettagli delle ripercussioni meteorologiche su scala globale.
Mentre nelle regioni tropicali ci si attende una riduzione dei raccolti dovuta a prolungate siccità tra Sud-est asiatico, India e America meridionale, gli effetti del fenomeno si riflettono inevitabilmente anche sul bacino del Mediterraneo e sulla penisola italiana. In Europa, un Pacifico così caldo tende ad alterare la traiettoria della corrente a getto atlantica durante i mesi autunnali e invernali. Per l’Italia, questo assetto atmosferico aumenta la probabilità di blocchi di alta pressione ostinati, alternati a repentini passaggi perturbati capaci di scaricare precipitazioni estreme su un territorio idrogeologicamente fragile. I bacini agricoli del Mezzogiorno e della Pianura Padana rischiano di dover affrontare periodi di severa idrica seguiti da eventi alluvionali localizzati, con ripercussioni dirette sulle rese delle colture di fondo.
Le anomalie in corso nel Pacifico offrono così un’anticipazione concreta delle condizioni meteorologiche ordinarie con cui il territorio italiano dovrà confrontarsi nel prossimo decennio.

