A Salonicco, ogni mercoledì e venerdì, e per quattro lunghi periodi che attraversano l’anno, intere famiglie apparecchiano tavole senza carne, pesce, latte né uova. È il digiuno della tradizione ortodossa, osservato per 180-200 giorni all’anno, e per i ricercatori rappresenta un esperimento naturale quasi perfetto per capire come la dieta modifica la chimica del corpo.
Uno studio pubblicato su Nature Communications ha seguito 200 persone sane della regione della Grecia settentrionale che praticano questa restrizione, confrontandole con 211 partecipanti della stessa area che non la osservano. Il biostatistico Alexandros Simistiras e i suoi colleghi hanno scoperto che bastano poche settimane di astinenza da prodotti animali per innescare cambiamenti significativi nell’espressione genica.
I partecipanti al digiuno riducono drasticamente l’assunzione di grassi animali e di proteine come proporzione dell’energia totale, senza però diminuire le calorie complessive. Questo scarto prevedibile tra onnivorismo e restrizione ha permesso agli scienziati di isolare gli effetti metabolici della dieta. I risultati confermano una riprogrammazione metabolica estesa, con effetti in gran parte benefici sulla salute, tra cui una variazione nell’abbondanza di proteine immunometaboliche chiave come l’ormone FGF21.
Una variante genica che regola i livelli di FGF21 ha mostrato segni fisiologici associati a un processo chiamato beiging del tessuto adiposo: le cellule di grasso bianco, quelle che immagazzinano energia, iniziano a comportarsi come quelle brune, che bruciano calorie per produrre calore. Gli autori invitano alla cautela, ma ritengono plausibile che i livelli di FGF21 indotti dalla dieta influenzino questo processo anche nell’uomo.
È emerso inoltre un effetto su una variante genica coinvolta nella regolazione della proteina LBR, essenziale per la biosintesi del colesterolo. Questa variante sembra attivarsi come risposta compensatoria alla minore assunzione di colesterolo con la dieta priva di prodotti animali, e presenta un legame con la protezione dall’obesità. Il dato offre uno spunto su perché persone che seguono schemi alimentari simili possano avere rischi diversi di sovrappeso, a seconda del patrimonio genetico.
Lo studio non propone la dieta vegana come soluzione universale, ma dimostra che anche intervalli relativamente brevi di restrizione di carne e latticini lasciano tracce misurabili nel metabolismo. Per Simistiras e il suo team, la coerenza di questa pratica religiosa, radicata nella cultura familiare, ha offerto una finestra rara su come geni e alimentazione interagiscono nel mondo reale.

