Un’indagine condotta dal geofisico Speros Vryonis dell’Università Nazionale Tecnica di Atene ha individuato una vasta struttura sotterranea al di sotto del Santo Sepolcro a Gerusalemme. L’analisi si inserisce nei lavori di restauro del pavimento della basilica, offrendo un quadro inedito dei livelli archeologici sottostanti. I rilievi non hanno comportato scavi distruttivi. Gli studiosi hanno impiegato l’approccio della tomografia a resistività elettrica, misurando come il terreno conduca la corrente per distinguere cavità, rocce piene e murature, abbinandola al georadar per scansionare il sottosuolo ad alta frequenza. Dai dati elaborati emergono tunnel, ambienti vuoti e fondazioni in pietra disposti a più metri di profondità sotto l’attuale piano di calpestio. L’area interessata dalla misurazione si estende attorno all’Edicola, il piccolo tempietto che racchiude il banco roccioso venerato come tomba di Cristo. I tracciati mostrano continuazioni di corridoi sotterranei e vuoti strutturali che collegano settori diversi del complesso religioso. Si scorgono pure i resti delle fondazioni attribuibili alla prima grande basilica fatta erigere dall’imperatore Costantino nel IV secolo d.C.

Le indagini strumentali indicano chiaramente le anomalie fisiche della materia sotterranea, mentre la datazione precisa di ogni ambiente e dei corridoi individuati necessiterà di riscontri archeologici diretti. La sovrapposizione di cantieri e ricostruzioni avvenuta nei secoli complica la lettura immediata dell’area. Tra le ipotesi avanzate dagli autori c’è la presenza di vecchie cisterne per l’acqua o tunnel di servizio legati ai complessi di epoca romana e bizantina. I dati raccolti offrono un quadro utile per ricostruire la stratificazione storica del sito senza intaccare le strutture sacre soprastanti. Le misurazioni confermano come la superficie dell’attuale chiesa poggi su un’articolata rete di infrastrutture antiche tagliate direttamente nella roccia calcarina.

I rilievi geofisici condotti da Speros Vryonis dell’Università Nazionale Tecnica di Atene segnano un passo fondamentale per la comprensione della Basilica del Santo Sepolcro. Identificando tunnel, cavità e strutture murarie senza ricorrere a scavi distruttivi, l’indagine ha mostrato come l’attuale piano di calpestio poggi su una complessa stratificazione storica risalente fino all’epoca romana e costantiniana. I dati raccolti con georadar e tomografia a resistività elettrica offrono agli archeologi una mappa dettagliata del sottosuolo, permettendo di pianificare futuri interventi di conservazione e di studiare l’evoluzione architettonica del sito sacro senza intaccare l’incolumità delle sue strutture secolari.

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