Un’iniezione di soluzione fisiologica attorno al nervo compresso nel polso ha alleviato i sintomi della sindrome del tunnel carpale per sei mesi in un piccolo studio. Il sollievo è durato più a lungo rispetto a quello ottenuto con la sola iniezione di corticosteroidi, i cui benefici iniziali erano in gran parte svaniti dopo sei mesi.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Radiology, è stata condotta da un gruppo guidato dalla radiologa Anindita Bose del Mahatma Gandhi Medical College and Hospital. La sindrome del tunnel carpale si verifica quando il nervo che innerva la mano viene compresso in uno stretto passaggio del polso. La pressione può interferire con i segnali nervosi e provocare dolore, formicolio, intorpidimento e debolezza.

La procedura studiata si chiama idrodissezione: sotto guida ecografica, il medico inserisce un ago sottile accanto al nervo e inietta soluzione salina sterile, cioè acqua e sale in concentrazione simile a quella dei liquidi corporei. Il liquido separa il nervo dai tessuti circostanti, con l’obiettivo di permettergli di muoversi più liberamente. I corticosteroidi, invece, riducono l’infiammazione e il gonfiore. «Questo riduce la pressione sul nervo e migliora i sintomi dei pazienti», ha dichiarato a ScienceAlert la radiologa Anupama Tandon, dell’University College of Medical Sciences e del Guru Teg Bahadur Hospital, in India.

I ricercatori volevano capire quanto del beneficio dell’idrodissezione dipendesse dalla separazione dei tessuti, anziché dai farmaci. Negli studi precedenti, infatti, spesso al liquido iniettato venivano aggiunti medicinali, rendendo difficile distinguere l’effetto della procedura da quello del farmaco.
Lo studio ha coinvolto 39 adulti con sintomi persistenti da oltre tre mesi, nonostante trattamenti come farmaci o tutori per il polso. Poiché alcuni partecipanti avevano la sindrome a entrambe le mani, sono stati esaminati 63 polsi. Ciascun polso è stato assegnato casualmente a uno di tre trattamenti: idrodissezione con sola soluzione fisiologica; iniezione di corticosteroidi senza idrodissezione; oppure idrodissezione con corticosteroidi aggiunti alla soluzione salina. Tutte le procedure sono state guidate dall’ecografia. Le iniezioni con corticosteroidi contenevano anche un anestetico locale.
Il gruppo ha monitorato dolore, intorpidimento e difficoltà nell’uso della mano. Nei primi tre mesi, le ecografie hanno inoltre misurato il gonfiore del nervo. Inizialmente tutti e tre i trattamenti hanno dato beneficio. Nei mesi successivi, però, il dolore è tornato nel gruppo che aveva ricevuto soltanto corticosteroidi, mentre il sollievo è proseguito tra chi era stato sottoposto a idrodissezione con la sola soluzione fisiologica. Aggiungere corticosteroidi all’idrodissezione non ha prodotto un miglioramento evidente rispetto alla procedura con il solo liquido.
Le immagini ecografiche hanno rispecchiato quanto riferito dai partecipanti: il gonfiore del nervo è diminuito di più in entrambi i gruppi sottoposti a idrodissezione rispetto a quello trattato con le sole iniezioni di corticosteroidi. Il risultato è coerente con l’ipotesi che separare il nervo dai tessuti circostanti contribuisca ad alleviare i sintomi, ma non dimostra da solo che questo sia l’unico meccanismo. Inoltre, non era previsto un gruppo trattato con un’iniezione placebo, quindi lo studio non ha potuto valutare separatamente l’eventuale effetto delle aspettative dei pazienti.
Tandon ha raccontato il caso di una giovane dattilografa, il cui dolore e intorpidimento erano diventati così invalidanti da mettere a rischio il lavoro. Farmaci e tutore per il polso non l’avevano aiutata. «Dopo l’idrodissezione, i suoi sintomi sono migliorati ed è riuscita a riprendere il lavoro», ha detto la radiologa.
La procedura è durata circa 15 minuti e non ha richiesto il ricovero. Non sono state osservate complicazioni gravi. Alcuni partecipanti hanno avuto un lieve dolore e gonfiore, scomparsi nel giro di pochi giorni; una persona ha avvertito formicolio durante l’inserimento dell’ago, senza effetti neurologici duraturi segnalati.
I risultati vanno interpretati con cautela: lo studio ha coinvolto poche persone in un solo centro e il monitoraggio si è fermato a sei mesi. Inoltre, non ha confrontato direttamente l’idrodissezione con la chirurgia. Servono studi più ampi per stabilire quanto la procedura sia affidabile e quanto a lungo duri il sollievo. «È utile nei casi lievi o moderati di sindrome del tunnel carpale», ha detto Tandon, «mentre i casi gravi richiedono un intervento chirurgico».
Il gruppo ha avviato uno studio di durata maggiore per confrontare la soluzione fisiologica con il destrosio, uno zucchero, e verificare quale liquido possa offrire un sollievo più duraturo.


