Una minore densità minerale ossea nella colonna vertebrale è associata a segni di invecchiamento cerebrale più rapido e a un declino più veloce nei test cognitivi. È quanto emerge da uno studio statunitense su 715 persone, pubblicato sulla rivista Radiology. I risultati mostrano un legame, ma non dimostrano che la fragilità delle ossa causi il declino cognitivo.
La ricerca è stata condotta da un gruppo guidato da ricercatori della Johns Hopkins University (JHU). Il team ha analizzato dati raccolti nell’ambito di un progetto di ricerca sanitaria di lunga durata: i partecipanti avevano effettuato scansioni del torace e test di memoria e ragionamento; alcuni anni dopo erano stati sottoposti anche a scansioni cerebrali e a nuove valutazioni cognitive.
Per stimare la densità minerale ossea, o BMD, i ricercatori hanno applicato alle scansioni TC del torace un algoritmo di intelligenza artificiale sviluppato appositamente. La BMD misura la quantità di minerali, come il calcio, presenti nelle ossa: quando diminuisce, le ossa si indeboliscono e diventano più esposte alle fratture.

Debette & Markus, BMJ, 2010
«Questo studio è la prima analisi secondaria longitudinale che mette in relazione la densità minerale ossea vertebrale iniziale con i cambiamenti nella struttura della sostanza bianca, la progressione delle iperintensità della sostanza bianca e le capacità cognitive», afferma Shadpour Demehri, radiologo della JHU. «Questo studio approfondito, che combina esami di diagnostica per immagini e valutazioni cliniche, indica chiaramente che la densità ossea iniziale è associata sia a misure funzionali sia a parametri di diagnostica per immagini della degenerazione cerebrale legata all’età».
In alcune aree del cervello, una BMD più bassa era associata a un maggior numero di iperintensità della sostanza bianca: macchie luminose visibili nelle scansioni, considerate indicatori di tessuto danneggiato. In altre zone, la minore densità ossea era collegata anche a valori più bassi di anisotropia frazionaria, una misura della struttura della sostanza bianca. Le aree interessate sono già state associate alle funzioni esecutive, cioè alla capacità di organizzarsi, oltre che alla memoria di lavoro e all’attenzione. I partecipanti con una BMD più bassa mostravano inoltre un calo più rapido dei punteggi nei test cognitivi.

Momtazmanesh et al., Radiology, 2026
Demehri sottolinea che le immagini mediche contengono grandi quantità di dati che l’intelligenza artificiale può analizzare su vasta scala e in diversi apparati. «Questo offre un’opportunità solida e, fino a poco tempo fa, impraticabile per mettere in relazione patologie legate all’età che coesistono e che tradizionalmente sono state studiate separatamente, nonché per individuare percorsi biologici condivisi e possibili meccanismi causali comuni», afferma.
Gli autori precisano però che lo studio non dimostra un rapporto di causa-effetto. È possibile che un fattore comune contribuisca sia alla perdita di densità ossea sia ai cambiamenti cerebrali. «Questo studio non riguarda un rapporto di causa-effetto, ma l’osservazione di una sindrome metabolica che potrebbe provocare la degenerazione sia delle ossa sia del cervello», dice Demehri. «La coesistenza osservata nello studio potrebbe riflettere fattori metabolici comuni legati all’invecchiamento, tra cui l’insulino-resistenza, la dislipidemia e i cambiamenti associati alla menopausa, piuttosto che un effetto diretto dalle ossa al cervello».
Il monitoraggio dei partecipanti per diversi anni è un punto di forza della ricerca. Serviranno tuttavia studi più lunghi per capire se i segni di invecchiamento cerebrale osservati si traducano in problemi diagnosticabili, come la demenza. In futuro, la BMD potrebbe contribuire a individuare le persone più esposte al rischio di declino cognitivo e disturbi correlati, ma per formulare previsioni affidabili occorreranno molti più dati.
La ricerca mostra anche come le informazioni già presenti negli archivi medici possano essere rianalizzate con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. «La TC del torace viene eseguita per lo screening del tumore ai polmoni, la misurazione del calcio coronarico, il monitoraggio dei noduli e molte altre indicazioni», afferma Sara Momtazmanesh, radiologa della JHU. «Queste scansioni potrebbero consentire di misurare in modo opportunistico la densità ossea della colonna toracica, associata a una perdita delle funzioni cognitive».
Fonte: sciencealert.com


