Su Marte emerge acido cloridrico da fratture vulcaniche: alcuni vulcani potrebbero essere ancora attivi

La sonda europea Trace Gas Orbiter ha rilevato il gas sopra Alba Mons. Lo studio, pubblicato su Science Advances, indica possibili emissioni da un sistema vulcanico quiescente.

un grande globo screziato di colore rosso-arancio e due immagini riquadrate di grandi crateri

La sonda ExoMars Trace Gas Orbiter ha rilevato acido cloridrico sopra le fratture vulcaniche di Alba Mons, su Marte: un indizio che il pianeta potrebbe conservare attività vulcanica, anche se non sono state osservate eruzioni o colate di lava. La scoperta, pubblicata il 4 novembre sulla rivista Science Advances, suggerisce che alcuni vulcani marziani, compreso il gigantesco Olympus Mons, potrebbero essere quiescenti, cioè inattivi al momento ma non necessariamente spenti per sempre.

A condurre lo studio è stato un gruppo di ricercatori guidato, tra gli altri, da Daniel Mège, del Centro di ricerca spaziale dell’Accademia polacca delle scienze. La Trace Gas Orbiter (TGO), missione dell’Agenzia spaziale europea (ESA), ha individuato il gas mentre monitorava l’atmosfera marziana e studiava le fratture vulcaniche di Alba Mons, nella regione di Tharsis. Qui si trova anche Olympus Mons, il vulcano più alto del sistema solare: si innalza per circa 26 chilometri rispetto alle pianure circostanti e si estende per circa 600 chilometri, una larghezza paragonabile a quella dello Stato americano dell’Arizona. Alba Mons, invece, è il vulcano più esteso di Marte se si considera la superficie occupata.

Sulla Terra, l’acido cloridrico può fuoriuscire dalle bocche vulcaniche e provenire dal magma caldo sotto la superficie. La sua presenza su Marte, da sola, non dimostra che sia in corso un’eruzione, ma può indicare che gas di origine vulcanica raggiungono ancora l’atmosfera.

Gli indizi di un possibile vulcanismo marziano si erano accumulati negli anni: le immagini orbitali avevano mostrato strutture che sembrano essersi formate negli ultimi milioni di anni, mentre i sismometri avevano registrato i «marsquake», i terremoti del pianeta. Mancavano però osservazioni dirette di eruzioni o colate laviche.

«I nostri risultati suggeriscono che Marte abbia conservato abbastanza calore interno da sostenere un’attività vulcanica fino a tempi recenti, e forse la sostenga ancora», ha dichiarato Mège in un comunicato inviato via email a Space.com. «La TGO è riuscita a trovare la prova decisiva. È stato come cercare un ago in un pagliaio».

Il gruppo ha notato per la prima volta qualcosa di insolito osservando picchi di acido cloridrico durante l’estate marziana nell’emisfero settentrionale. In genere, su Marte il gas raggiunge il massimo in quella zona durante l’inverno e scompare in estate: una variazione legata al ciclo dell’acqua e della polvere. L’eccezione rilevata dalla TGO si è verificata all’inizio dell’estate, sopra le fratture vulcaniche sui fianchi di Alba Mons. La sonda ha inoltre individuato nella regione fratture strette e recenti, alcune lunghe centinaia di piedi.

Una GIF animata della nube allungata di Arsia Mons che emerge dal terminatore mattutino.
Una GIF animata di una nube allungata sopra Alba Mons. (Crediti immagine: ESA/GCP/UVP/EHU Bilbao.)
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«È davvero incredibile che abbia individuato una manciata di molecole provenienti da una sorgente forse intermittente, mentre percorreva continuamente la sua orbita per monitorare l’intera atmosfera marziana», ha detto Mège.

Secondo l’ipotesi del gruppo, i gas risalirebbero dall’interno del pianeta durante l’inverno e resterebbero intrappolati nel ghiaccio. Con l’arrivo dell’estate, il ghiaccio sublima — passa cioè direttamente dallo stato solido a quello gassoso — e libera i gas, producendo i picchi di acido cloridrico osservati dalla TGO.

«Osservando la distribuzione spaziale delle fuoriuscite, mi è apparso subito chiaro che dietro ci fosse qualcosa di vulcanico, ma bisognava dimostrarlo», ha spiegato Mège. «Una parte enorme del lavoro è consistita nell’esaminare tutti i possibili processi chimici in corso nell’atmosfera marziana. Per spiegare la presenza di acido cloridrico dovevamo essere rigorosi, critici e creativi. I dati erano complessi, ma anche un ottimo stimolo per la mente».

I ricercatori ipotizzano che le emissioni siano collegate a un sistema di condotti vulcanici e a una camera magmatica quiescente sotto la superficie. Se confermate, queste aree potrebbero diventare interessanti anche nella ricerca di vita marziana. In passato, gas magmatici più abbondanti avrebbero potuto contribuire a rendere l’atmosfera più densa e il clima più caldo, favorendo la presenza di acqua liquida. Inoltre, quando la lava attraversava la crosta e incontrava le acque sotterranee, avrebbe potuto creare ambienti caldi e potenzialmente abitabili per microrganismi.

«Cercare forme di vita marziane nelle fratture da cui fuoriescono gas nella regione di Alba Mons avrebbe molto senso. Se i sistemi idrotermali sono attivi, potrebbero contenere gli ingredienti e l’energia necessari allo sviluppo di microrganismi e proteggerli dall’ambiente ostile e mutevole in superficie», ha concluso Mège. L’eventuale presenza di questi ambienti e di forme di vita, tuttavia, resta da verificare.

Fonte: space.com

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