Una medusa gigante ospita 20 giovani pesci: la prima prova in mare aperto

L’associazione è stata filmata a 250 metri di profondità al largo della Patagonia. Lo studio dell’Università di Buenos Aires è stato pubblicato sulla rivista Ecology.

Un banco di pesciolini è stato avvistato mentre cavalcava una medusa «fantasma» di 6 metri negli abissi

Un gruppo di circa 20 giovani pesci timone (Centrolophus niger) è stato osservato nuotare tra i tentacoli e sotto la campana di una medusa fantasma gigante (Stygiomedusa gigantea), a circa 250 metri di profondità al largo della Patagonia. È la prima osservazione documentata di questa associazione nelle profondità oceaniche: un incontro che offre una prova visiva di una relazione ipotizzata da oltre 50 anni, ma non chiarisce ancora se la medusa ne tragga qualche vantaggio.

La scena è stata ripresa durante un’immersione con un ROV, un veicolo subacqueo a comando remoto, nelle acque mesopelagiche, la zona dell’oceano che si estende sotto la superficie e nella quale arriva poca luce. La ricerca, guidata dall’ecologa marina María Emilia Bravo dell’Università di Buenos Aires, in Argentina, è stata pubblicata sulla rivista Ecology.

La medusa fantasma gigante è tra le più grandi al mondo: la sua campana, la parte superiore del corpo, può superare un metro di diametro e i quattro tentacoli orali, lunghi e simili a nastri, possono oltrepassare i 10 metri. Nonostante le dimensioni, è stata avvistata di rado. Il primo esemplare fu raccolto nel 1899 e da allora sono stati registrati meno di 120 avvistamenti in tutto il mondo, probabilmente perché vive in profondità difficili da raggiungere.

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I ROV hanno reso più semplice osservare questi animali nel loro ambiente naturale, invece di limitarsi a riportarli in superficie. Tra dicembre 2025 e gennaio 2026, il gruppo di ricerca a bordo della nave Falkor (too) dello Schmidt Ocean Institute ha condotto una serie di immersioni con il ROV SuBastian lungo il margine argentino. La spedizione ha permesso di esplorare ecosistemi di acque profonde mai osservati prima e di individuare 28 specie che potrebbero essere nuove per la scienza.

Durante una delle immersioni, a circa 250 metri di profondità, i ricercatori hanno incontrato una medusa lunga circa 6 metri, con i tentacoli trascinati dalla corrente. Una ventina di giovani pesci grigio-azzurri nuotava attorno all’animale, entrando e uscendo dalla sua campana e muovendosi tra i tentacoli.

Trovata una gigantesca medusa «fantasma» con un intero seguito di pesci a bordo
La medusa e il suo seguito.

Per i pesci giovani, la colonna d’acqua aperta può essere un ambiente rischioso: i predatori possono attaccare dall’oscurità e da ogni direzione. I ricercatori ipotizzano che la medusa offra loro un rifugio mobile. Non è noto che la medusa fantasma gigante sia urticante, ma le sue dimensioni e i tentacoli potrebbero comunque scoraggiare i predatori.

L’associazione potrebbe anche fornire cibo ai pesci. Uno di loro è stato visto mordicchiare qualcosa su un tentacolo, ma le immagini non hanno permesso di capire che cosa stesse mangiando. Potrebbe aver sottratto una preda catturata dalla medusa, essersi nutrito di parassiti o di altri piccoli organismi presenti sulla sua superficie, oppure averne mangiato un frammento.

Resta da stabilire se si tratti di una relazione vantaggiosa per entrambe le specie o se i pesci si limitino a sfruttare la presenza della medusa. Alcuni pesci associati alle meduse le liberano dai parassiti e in cambio ottengono cibo e riparo; in questo caso, però, non è stato possibile verificare se la medusa fantasma gigante riceva un beneficio.

Non è la prima volta che vengono osservati pesci vicino a queste meduse. In precedenti incontri nell’emisfero settentrionale, esemplari adulti di un’altra specie, Thalassobathia pelagica, sono stati visti ripararsi accanto alle meduse fantasma giganti e nutrirsi dei loro parassiti. Nel mare Adriatico, invece, giovani pesci timone sono stati osservati in associazione con la medusa barile (Rhizostoma pulmo), una specie che vive in acque meno profonde.

L’ipotesi di un legame tra pesci timone e meduse fantasma giganti risale al 1973, quando alcuni ricercatori la proposero dopo aver trovato esemplari di entrambe le specie nelle reti a strascico del Nord Atlantico. Non potendo osservarle vive nel loro habitat, non riuscirono però a confermarla. L’incontro al largo della Patagonia fornisce ora la prova visiva che mancava e mostra che un gruppo di giovani pesci può accompagnare una di queste meduse.

La scoperta suggerisce che le associazioni tra specie nell’oceano aperto possano variare in base alle condizioni locali e agli animali presenti: meduse barile nell’Adriatico, meduse fantasma giganti nell’Atlantico. Ricorda inoltre quanto poco si conosca della vita nelle profondità oceaniche e delle relazioni ecologiche che vi si svolgono.

«Non è ancora chiaro se questa associazione offra ai pesci soltanto un rifugio o comprenda anche componenti trofiche o mutualistiche», scrivono i ricercatori, «ma osservazioni come questa contribuiscono a formulare nuove ipotesi sulla storia naturale nascosta delle specie di acque profonde».

Fonte: sciencealert.com

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