Il terremoto di magnitudo 7,7 che ha colpito il Myanmar il 28 marzo 2025 potrebbe aiutare a stimare meglio dove si concentrerebbero le scosse più forti durante un futuro grande sisma sulla faglia di Sant’Andrea, in California. Avvenuto vicino a Mandalay, il terremoto ha fatto tremare gli edifici fino a Bangkok, a circa 1.330 chilometri di distanza, e ha causato almeno 3.700 vittime.
Una ricerca pubblicata il 14 ottobre sulla rivista Nature Communications mostra che la faglia di Sagaing, responsabile del sisma, non è un piano semplice. La sua forma tortuosa, ricostruita grazie a dati satellitari dettagliati e a un video della rottura del terreno, ha influenzato il modo in cui si sono propagate le scosse. Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori di cui fa parte Alice-Agnes Gabriel, geofisica alla Scripps Institution of Oceanography dell’Università della California a San Diego.
La faglia di Sagaing è paragonabile a molte faglie trascorrenti, strutture lungo le quali due blocchi di crosta terrestre scorrono lateralmente l’uno rispetto all’altro. Tra queste c’è la faglia di Sant’Andrea, che ha un’inclinazione simile e potrebbe generare un terremoto di magnitudo 7,8. «Studiare cosa è accaduto quando il terreno si è spaccato vicino a Mandalay può rivelare cosa potrebbe succedere in futuri terremoti su faglie analoghe», ha detto Gabriel a Live Science.

«L’idea è che non possiamo prevedere quando e dove potrebbe verificarsi un terremoto lungo una determinata faglia», ha spiegato la ricercatrice, «ma potremmo riuscire a prevederne alcuni aspetti».
Gabriel utilizza supercomputer per simulare scenari sismici, ma l’affidabilità dei modelli dipende dalla qualità dei dati disponibili. Per il terremoto in Myanmar, i ricercatori hanno potuto confrontare le simulazioni con una registrazione eccezionale: un video di sorveglianza che mostra il terreno spaccarsi durante la rottura della faglia. Un fenomeno di questo tipo non era mai stato ripreso prima.
I modelli indicano che la faglia di Sagaing non è verticale nel sottosuolo: si inclina verso ovest all’estremità settentrionale, è verticale nella parte centrale e piega verso est all’estremità meridionale. In generale, ha spiegato Gabriel, le scosse tendono a essere più intense sul lato verso cui la faglia si inclina. La faglia di Sant’Andrea pende verso l’entroterra, in direzione dell’alto deserto californiano, meno popolato delle aree costiere sul lato opposto. Se un futuro grande terremoto si comportasse come quello in Myanmar, quindi, le scosse potrebbero essere più forti sul lato dell’alto deserto che su quello costiero. Le simulazioni delle scosse aiutano a illustrare come potrebbe propagarsi il movimento del terreno.
La faglia di Sant’Andrea accumula tensione da oltre un secolo e, secondo i ricercatori, potrebbe comportarsi in modo simile alla faglia di Sagaing. Questo non significa però che sia possibile prevedere con certezza gli effetti locali. Gabriel ha avvertito che anche caratteristiche come la quantità di sedimenti sopra il substrato roccioso possono modificare l’intensità delle scosse. Los Angeles, per esempio, sorge su un bacino riempito di sedimenti che durante un forte terremoto potrebbe oscillare come gelatina.
Il gruppo ha inoltre valutato se le informazioni disponibili prima del sisma avrebbero permesso di anticiparne alcune caratteristiche. I ricercatori sapevano che alcuni segmenti della faglia di Sagaing erano bloccati: le placche tettoniche ai lati continuavano a muoversi, ma le rocce lungo quei tratti restavano incastrate. I segmenti avevano accumulato tensione per 186 anni.
Dall’analisi è emerso che, usando dati già disponibili prima del terremoto — tra cui la forma dettagliata della faglia in profondità e il tempo durante il quale i segmenti erano rimasti bloccati — sarebbe stato possibile prevedere il percorso, la forma e la velocità della rottura lungo la faglia di Sagaing. Previsioni di questo tipo potrebbero essere sviluppate anche per la faglia di Sant’Andrea e per altre grandi faglie. Studi precedenti hanno inoltre descritto caratteristiche della faglia di Sagaing, come la sua semplicità e maturità, che potrebbero aiutare a comprendere il comportamento di strutture simili nel resto del mondo, come approfondito in uno studio sulla faglia di Sagaing.
I ricercatori stanno aggiornando il modello di come potrebbe manifestarsi un grande terremoto sulla faglia di Sant’Andrea. I risultati saranno condivisi per aiutare il pubblico a prepararsi, contribuire alle norme edilizie e fornire informazioni ai responsabili della gestione delle emergenze.
«Questo dimostra davvero come possiamo usare i dati raccolti nel monitoraggio a lungo termine delle faglie», ha detto Gabriel.
Fonte: livescience.com


