Lo scioglimento delle calotte polari sta facendo diventare più rotonda la parte solida della Terra: tra il 2011 e il 2015, i poli si sono sollevati e il rigonfiamento equatoriale si è ridotto di circa 1 millimetro all’anno. Il ritmo è circa doppio rispetto a quello registrato tra il 1997 e il 2000, quando il cambiamento era di circa 0,5 millimetri all’anno.
La ricerca, pubblicata il 9 settembre sulla rivista JGR Solid Earth, è stata condotta da Christoforos Kotsakis, professore di geodesia all’Università Aristotele di Salonicco, in Grecia. Il suo gruppo ha analizzato le misurazioni del sistema globale di navigazione satellitare (GNSS), che permette di rilevare direttamente gli spostamenti della superficie terrestre. Kotsakis ha sviluppato un nuovo metodo per individuare meglio questi cambiamenti nei dati.
La Terra non è una sfera perfetta: la rotazione la rende leggermente schiacciata ai poli e rigonfia all’equatore. Secondo Kotsakis, lo scioglimento dei ghiacci polari riduce la pressione sulla crosta terrestre, che può così sollevarsi lentamente, un po’ come l’impasto del pane che torna a gonfiarsi dopo essere stato premuto. All’equatore, invece, l’aumento della massa esercita pressione sulla crosta e ne riduce il rigonfiamento.
Il cambiamento misurato è piccolo rispetto al diametro terrestre all’equatore, pari a circa 12.756 chilometri, ma il suo ritmo è aumentato. Secondo lo studio, a ogni decennio che passa la velocità con cui la forma della Terra si arrotonda cresce di circa 0,4 millimetri all’anno.
Il risultato riguarda però soltanto la parte solida del pianeta. Se si considerano insieme rocce e oceani, la Terra si sta invece appiattendo di circa 0,8 millimetri all’anno: l’acqua si sposta dai poli e fa aumentare il rigonfiamento degli oceani all’equatore. Questo effetto prevale sull’arrotondamento delle rocce sottostanti. Altre ricerche hanno inoltre indicato che questi cambiamenti stanno rallentando la rotazione terrestre.
La forma del pianeta viene studiata anche attraverso il suo campo gravitazionale, che varia in base alla distribuzione della massa. Kotsakis ha osservato che le variazioni rilevate dal GNSS non coincidono perfettamente con quelle del campo gravitazionale: forma e gravità non cambiano in perfetta sincronia. I due metodi possono comunque essere usati insieme per seguire gli effetti principali del cambiamento climatico, in particolare la perdita di ghiaccio in Groenlandia e in Antartide e gli spostamenti delle acque oceaniche.
Le misurazioni GNSS hanno alcuni limiti: le stazioni sono poche vicino ai poli e negli oceani più remoti, dove devono essere installate su boe. Per questo, il monitoraggio della forma terrestre dipende anche dalla disponibilità e dalla distribuzione delle stazioni di rilevamento.
Fonte: livescience.com


