In Giappone un funerale costa in media circa 1,2 milioni di yen, pari a circa 7.600 dollari, mentre nel 2025 una tomba — lapide, terreno e spese per l’uso del cimitero — costava in media 1,52 milioni di yen, quasi 10.000 dollari. Insieme, le due spese equivalgono a quasi il 60% dello stipendio annuo medio di un lavoratore. Di fronte a costi elevati e a un numero sempre minore di discendenti che possano occuparsi delle tombe, molte famiglie stanno cercando modi diversi per ricordare i defunti senza rinunciare al legame con loro.
La trasformazione riguarda un sistema funerario che per generazioni si è retto sulle reti familiari e comunitarie e sui templi buddhisti. Oggi, tra il calo delle nascite, la scarsità di posti nei cimiteri e le spese di manutenzione che possono protrarsi nel tempo, cresce l’interesse per alternative alla tomba di famiglia. Le nuove pratiche rielaborano le tradizioni, ma conservano l’importanza dei riti e della relazione tra vivi e morti.
In Giappone il funerale comprende di norma la cremazione, seguita dalla sepoltura delle ossa settimane, mesi o anche anni dopo. La cremazione è ormai quasi universale: riguarda tra il 99,7% e il 99,9% dei defunti. In un anno qualsiasi, meno di 400 persone vengono sepolte senza essere cremate.
Dopo la cremazione nella bara, i familiari raccolgono alcuni o la maggior parte dei frammenti ossei e li ripongono in un’urna funeraria. La portano a casa e la collocano su un altare buddhista; in seguito, le ossa vengono trasferite in una tomba, in un ossario o in un colombario, chiamato nōkotsudō, una struttura permanente con scomparti destinati a custodire i resti.
Tradizionalmente, chi partecipa al funerale offre denaro alla famiglia per contribuire alle spese. In seguito, i familiari inviano un dono di ringraziamento del valore pari alla metà della somma ricevuta. Di solito si tratta di confezioni di caffè o tè, oppure di oggetti eleganti e pratici, come asciugamani o saponi di alta qualità, spediti entro poche settimane dalla cerimonia.
I riti buddhisti per il defunto si celebrano ogni settimana fino al quarantanovesimo giorno dalla morte e poi a intervalli regolari, almeno fino al terzo anniversario. A queste spese si aggiungono quelle della tomba: acquistare una sepoltura significa pagare la lapide e il diritto di utilizzare il terreno, che resta di proprietà del tempio o del cimitero, comunale o privato.
I costi non si esauriscono con il funerale e la sepoltura. I cimiteri comunali e privati possono richiedere tariffe annuali per la manutenzione; inoltre, si pagano i riti buddhisti celebrati presso la tomba, ritenuti benefici per il defunto nell’aldilà. La maggior parte dei cimiteri comunali di Tokyo applica tariffe annuali inferiori a 40 dollari. Spetta tradizionalmente ai discendenti visitare la tomba, portare offerte e tenere in ordine il luogo e l’area circostante.
Se una tomba viene trascurata e le quote di manutenzione non vengono pagate, il cimitero o il tempio possono riprenderne possesso. Le ossa vengono allora trasferite in un ossario o in un colombario comune.
Tra le alternative in crescita ci sono le sepolture sotto gli alberi, dette jumokusō, in cui le ossa o le ceneri vengono deposte dentro o intorno a un albero. Secondo un’indagine sui consumatori del 2022, questa soluzione rappresentava poco più del 40% delle nuove tombe.
Due cimiteri pubblici dell’area metropolitana di Tokyo offrono anche la sepoltura di tipo forestale, o Jūrin-gata: i resti cremati, raccolti in sacchetti di seta, vengono collocati in un’area apposita. È possibile prenotare il proprio posto e non dover sostenere tariffe di gestione a tempo indeterminato. Nei normali cimiteri pubblici della zona, invece, non si può prenotare una tomba mentre si è ancora in vita: i posti vengono assegnati in ordine di arrivo e la morte, essendo imprevedibile, non consente di fissare in anticipo la sepoltura.
Un’altra possibilità è rappresentata dagli ossari e dai colombari, disponibili in forme diverse: dagli scomparti tradizionali simili ad altari buddhisti a quelli moderni, simili ad armadietti, dove si custodiscono le urne. Alcuni colombari sono automatizzati: le urne vengono conservate in un sistema centralizzato e, quando i familiari arrivano per rendere omaggio, sono recuperate meccanicamente e portate in una nicchia commemorativa privata. Esistono anche ossari comuni, nei quali le ossa vengono mescolate a quelle di altre persone, subito oppure dopo un periodo di custodia separata.
Più rara è la pratica dei Buddha di ossa, o kotsubotoke: statue del Buddha Amida, detto anche Buddha della Luce Infinita, realizzate con una parte dei resti cremati di decine di migliaia, talvolta centinaia di migliaia, di persone. Le ossa vengono ridotte in polvere fine e compresse per formare la scultura.
Amida ha un ruolo importante nei riti funebri giapponesi. La devozione nei suoi confronti è associata a una buona morte e alla rinascita nella Terra Pura, un regno considerato favorevole al raggiungimento della buddhità e dell’illuminazione. In passato, i Buddha di ossa offrirono ai templi una soluzione creativa per custodire i resti che nessuno poteva reclamare, per esempio quelli di persone povere, viaggiatori e stranieri. Oggi i pochi templi che praticano questa forma di commemorazione accettano ossa intere o una parte, anche solo pochi grammi, e le conservano finché non ne raccolgono abbastanza per realizzare una statua.
Alcune famiglie scelgono invece l’hakajimai, cioè la chiusura della tomba. Le urne sepolte nella tomba di famiglia vengono esumate e le ossa trasferite altrove, per esempio in un ossario comune. La pratica evita di dover mantenere la tomba e pagare le quote periodiche, e impedisce che questi oneri logistici, finanziari ed emotivi ricadano sulla generazione successiva. Le tombe abbandonate sono considerate una piaga e un segno del declino del sistema familiare tradizionale che si occupava dei defunti.
In Giappone, i morti continuano a far parte del mondo sociale dei vivi: i legami familiari e gli obblighi rituali mantengono il rapporto tra le generazioni. Anche se oggi è più difficile seguire le pratiche tradizionali, le famiglie trovano nuovi modi per restare in contatto con i propri cari scomparsi. Le trasformazioni delle sepolture mostrano come le consuetudini possano cambiare per rispondere alle esigenze moderne, senza cancellare il legame con i defunti.
Fonte: theconversation.com


