In Giappone, i semafori che segnalano il via non sono esattamente verdi come quelli del resto del mondo. La luce appare spesso tendente al blu, al punto che viene comunemente descritta con il termine “ao”, cioè “blu”, piuttosto che “midori”, ovvero “verde”. Questa particolarità cromatica non dipende da un errore tecnico, ma da un fatto linguistico e culturale. Nella lingua giapponese tradizionale, la parola ao è stata per secoli usata per indicare sia il blu che il verde, senza distinzione netta tra i due colori. Solo in epoche successive è comparso il termine midori, inizialmente considerato una semplice sfumatura di ao, e solo in tempi più recenti riconosciuto come colore autonomo.
Ancora oggi, alcune parole di uso comune mantengono questa ambiguità. Le mele verdi, ad esempio, vengono indicate come “mele blu”, e le verdure verdi sono descritte come “verdure blu”. Lo stesso vale per la luce dei semafori. Quando il Giappone adottò i semafori moderni, fu introdotto il classico schema cromatico internazionale: rosso per fermarsi, giallo per rallentare, verde per procedere. Tuttavia, il linguaggio quotidiano e istituzionale continuava a riferirsi alla luce “verde” con il termine “ao”. Per evitare contrasti tra la tradizione linguistica e gli standard internazionali, fu scelta una tonalità di verde con una forte componente blu, in grado di soddisfare entrambe le esigenze: visivamente conforme alle norme tecniche globali, ma culturalmente accettabile e coerente con l’uso del termine ao. Il risultato è un semaforo che appare blu-verde, una soluzione cromatica che riflette l’evoluzione linguistica e la necessità di equilibrio tra convenzioni visive e identità culturale. Un semplice segnale stradale, in questo caso, diventa espressione visibile di una storia millenaria. L’articolo originale è stato pubblicato su IFLScience.
