Il mistero che per anni ha tormentato i disinfestatori della costa est degli Stati Uniti ha finalmente trovato una spiegazione scientifica. Nonostante l’uso massiccio di esche e trappole di ultima generazione, le popolazioni di topi e ratti nelle grandi metropoli continuavano a prosperare indisturbate. Uno studio condotto dalla Rutgers University e pubblicato sulla rivista Pest Management Science ha rivelato che la risposta è racchiusa nel DNA di questi animali, che stanno sviluppando una vera e propria resistenza genetica ai veleni. Analizzando i campioni biologici raccolti in aree urbane densamente popolate come New York, il New Jersey, la Pennsylvania e Washington D.C., i ricercatori hanno scoperto che i roditori stanno subendo alterazioni specifiche nel gene Vkorc1, che regola la coagulazione del sangue ed è il bersaglio principale dei comuni rodenticidi. I dati emersi sono impressionanti, soprattutto per quanto riguarda i topi domestici (Mus musculus), che si sono dimostrati i veri campioni dell’evoluzione rapida: ben l’84% dei campioni analizzati presenta la mutazione che blocca l’effetto dei veleni, mostrando sia varianti genetiche già note alla scienza, sia mutazioni del tutto nuove.
Anche i ratti grigi (Rattus norvegicus) stanno cambiando, seppur a un ritmo più lento, con il 35% degli esemplari esaminati che ha già sviluppato la stessa immunità. I veleni più utilizzati al mondo contro i roditori sono gli anticoagulanti, scelti storicamente perché agiscono in modo lento; il topo mangia l’esca e muore solo diversi giorni dopo, un espediente che serve a non insospettire il resto della colonia. Tuttavia, questo uso prolungato nel tempo ha accelerato la selezione naturale, permettendo ai pochi esemplari resistenti di sopravvivere, riprodursi e trasmettere il tratto genetico alle generazioni successive. Gli scienziati hanno spiegato che i topi si stanno evolvendo molto più velocemente dei ratti a causa del loro comportamento: i topi sono curiosi e neofili, amano esplorare e assaggiare cibi mai visti, il che li porta a consumare le esche avvelenate con alta frequenza, accelerando la pressione selettiva. Al contrario, i ratti sono neofobici e diffidenti verso le novità, tendendo a evitare scatole o cibi nuovi per giorni; questa cautela li ha protetti dal veleno, rallentando la loro evoluzione genetica. Secondo gli esperti della Rutgers, questa diffusa resistenza dimostra che continuare a gettare sostanze chimiche nelle città è ormai inefficace e rischioso per l’ambiente, poiché i veleni possono inquinare i corsi d’acqua e colpire altri animali. La soluzione proposta richiede una gestione integrata e preventiva, che punti sul sigillare le crepe negli edifici, migliorare la gestione dei rifiuti urbani per eliminare le fonti di cibo e utilizzare trappole meccaniche o digitali non chimiche.
https://gizmodo.com/mutant-rodents-are-developing-rat-poison-resistance-2000785949
