Il Pacifico si è mosso con violenza alle 16:48, ora italiana, liberando un’energia che i sismografi dello United States Geological Survey (Usgs) hanno catalogato con una magnitudo provvisoria tra 7.3 e 7.4. L’epicentro è stato localizzato in mare, precisamente a 31 chilometri a sud-ovest della città portuale di Puerto Madero, squassando i fondali dello Stato meridionale del Chiapas. Una profondità ipocentrale minima, appena 10 chilometri, fattore che amplifica la propagazione delle onde d’urto in superficie e che ha immediatamente fatto scattare i protocolli per il rischio maremoto in America Centrale.
I palazzi hanno oscillato vistosamente fino a Oaxaca e Città del Messico, ma il panico vero si è concentrato oltre il confine politico. Nel centro storico di Città del Guatemala gli uffici pubblici, le attività commerciali e le scuole sono stati evacuati in fretta e furia mentre la terra continuava a tremare, scossa poco dopo da una replica di assestamento di magnitudo 5.1 registrata nei pressi della località di El Zapotal. Anche in El Salvador la popolazione è scesa in strada, in attesa di capire l’entità dei danni di un evento sismico avvertito distintamente in tre diverse nazioni.
La prima risposta istituzionale è arrivata direttamente da Città del Messico. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha rilasciato una dichiarazione per confermare che i rilevamenti preliminari del Coordinamento nazionale della protezione civile non segnalano crolli strutturali catastrofici o vittime nelle aree urbane più vicine all’epicentro, parlando di evacuazioni preventive eseguite con successo soprattutto nella località di Frontera Hidalgo.
Il fronte più critico è rimasto per ore quello oceanico. Il Pacific Tsunami Warning Center aveva calcolato la possibilità di onde anomale e pericolose entro un raggio di 300 chilometri dall’epicentro, spingendo la Marina militare messicana (Semar) a diramare un ordine perentorio: non avvicinarsi alle spiagge e tenersi lontani dalla linea di costa per almeno sei ore.
L’allarme è rientrato solo in serata. L’incrocio dei dati sismici con i sensori delle boe oceaniche profonde ha spinto il ministero della Marina a revocare ufficialmente l’allerta, comunicando che le variazioni del livello del mare lungo il litorale del Pacifico si sono mantenute sotto la soglia di pericolo, escludendo così il rischio di un’inondazione distruttiva.
La terra ha tremato forte a causa dello scontro millenario tra due gigantesche zolle rocciose — la placca di Cocos e quella Nordamericana — che scivolano una sotto l’altra proprio davanti alle coste del Chiapas. Quando la roccia accumula troppa pressione in un punto così vicino alla superficie dell’acqua, si spezza improvvisamente e sposta violentemente il fondale marino, un meccanismo che fa sussultare le città e che ha il potenziale per sollevare masse d’acqua oceanica enormi, fortunatamente rimaste stabili durante questa scossa.
