Una quantità sempre maggiore di sabbia del Sahara raggiunge l’Europa, quali sono le conseguenze?

Mentre decenni di politiche ambientali ripuliscono l'aria dello smog industriale, il riscaldamento globale spinge le polveri del Sahara sempre più a nord: uno studio del Paul Scherrer Institut mappa l'invasione silenziosa che minaccia la salute degli europei.

Cieli lattiginosi, sole rosso sangue e una sottile coltre arancione che si deposita sui parabrezza delle auto. Non è uno scenario post-apocalittico, ma la realtà con cui l’Europa meridionale fa i conti con frequenza sempre maggiore.

Petros Vasilakos, ricercatore presso il Paul Scherrer Institut (PSI) in Svizzera, ha coordinato uno studio pubblicato sulla rivista Nature che evidenzia un preoccupante incremento del particolato minerale proveniente dal deserto del Sahara nei cieli del vecchio continente. Utilizzando l’intelligenza artificiale per mappare il trasporto delle polveri tra il 2012 e il 2021, il team di ricerca ha documentato una netta inversione di tendenza: mentre i livelli di inquinamento atmosferico di origine industriale e automobilistica sono progressivamente diminuiti grazie a decenni di politiche ambientali, le polveri sahariane hanno registrato un’impennata significativa.

Il fenomeno non risparmia quasi nessuno, ma si concentra con violenza sull’Europa meridionale: Spagna, Portogallo, Italia, Balcani e Grecia sono i territori più esposti.

Anche i paesi del Nord Europa hanno registrato un incremento delle polveri con lo stesso tasso di crescita del Sud, sebbene in quantità complessive decisamente inferiori. Il tracciamento di queste sabbie sospese nell’aria è stato possibile grazie alla firma chimica del deserto: a differenza delle polveri urbane (ricche di calcio dovuto al cemento dei cantieri) o dei residui del traffico stradale (composti prevalentemente da carbonio), la polvere del Sahara si distingue per un’altissima concentrazione di alluminio, uno degli elementi più abbondanti nella crosta terrestre profonda.

Dietro questa massiccia migrazione atmosferica ci sono due fattori strettamente legati all’attività umana e al cambiamento climatico.

Il primo è la progressiva desertificazione del Sahara, la cui superficie è aumentata del 10% nel corso del Novecento e continua tuttora a espandersi a causa del riscaldamento globale e della diminuzione delle piogge. Il secondo fattore riguarda la dinamica dei trasporti meteorologici: i ricercatori hanno rilevato che il numero di tempeste di sabbia dirette verso il Mediterraneo non è aumentato, ma l’intensità dei venti sì. Tempeste più violente riescono a sollevare e trasportare una quantità di polvere sensibilmente maggiore rispetto al passato.

La presenza costante di particolato sahariano nell’aria solleva pesanti interrogativi sulla salute pubblica.

Queste microparticelle minerali, se inalate, penetrano in profondità nell’apparato respiratorio, dove possono scatenare processi infiammatori, stress ossidativo e danni ai tessuti polmonari, con conseguente aumento del rischio di attacchi cardiaci e riacutizzazioni dell’asma. Gli scienziati avvertono che saranno necessari studi epidemiologici a lungo termine per comprendere appieno l’impatto sanitario di questa transizione da inquinamento industriale a inquinamento naturale.

La sabbia africana sta lentamente sostituendo lo smog delle nostre fabbriche, costringendoci a respirare il deserto.