Scoperta una quarta nuova stella morta nel vicinato solare, a soli 65 anni luce dalla Terra

Quattro cadaveri cosmici scoperti a soli 65 anni luce da noi grazie alle oscillazioni gravitazionali delle loro compagne e all'occhio ultravioletto del telescopio Hubble.

Quattro nane bianche, i nuclei densi e ormai privi di combustibile di stelle spente, si nascondevano letteralmente nel cortile di casa nostra. A scovarle è stata Mairi O’Brien, ricercatrice della University of Warwick, coordinatrice di uno studio internazionale che ha setacciato lo spazio entro un raggio di appena 65 anni luce dal Sole.

Questi cadaveri stellari sono sfuggiti per decenni alle osservazioni ravvicinate per un motivo semplice: non sono soli. Ciascuno di essi fa parte di un sistema binario ed è affiancato da una compagna molto più ingombrante, una nana rossa, la cui luce visibile finiva per accecare i telescopi terrestri nascondendo la presenza del corpo minore.

Le nane rosse brillano nello spettro della luce visibile. Le nane bianche, al contrario, sono estremamente calde e irraggiano la maggior parte della loro energia nell’ultravioletto. Per aggirare l’ostacolo della luce visibile, gli astronomi hanno cercato anomalie nei movimenti delle nane rosse, individuando una leggera oscillazione radiale (un moto ondulatorio avanti e indietro che rivelava l’attrazione gravitazionale di un secondo corpo invisibile). Per confermare che si trattasse proprio di nane bianche, l’equipe ha dovuto puntare lo storico telescopio spaziale Hubble sfruttando la sua spettroscopia ultravioletta ad altissima precisione. Solo così è stato possibile separare la firma termica del residuo stellare dai violenti brillamenti ultravioletti tipici delle nane rosse, che spesso generano falsi segnali.

I modelli di popolazione stellare stimavano che, entro la soglia dei 65 anni luce dalla Terra, dovessero esistere circa quattro o cinque sistemi binari composti da una nana rossa e una nana bianca a orbita stretta: la scoperta di questi quattro corpi conferma esattamente le previsioni teoriche.

Tra le nuove scoperte spicca il sistema denominato G 203-47. Situato a soli 25 anni luce da noi, ospita la nona nana bianca più vicina al Sole finora conosciuta. Questo sistema si comporta in modo strano: pur trovandosi a una distanza ravvicinata, con la nana bianca che orbita attorno alla compagna ogni 14,9 giorni, la nana rossa impiega oltre 100 giorni per compiere una singola rotazione su se stessa. Non c’è sincronizzazione orbitale, un’anomalia fisica che colloca il sistema all’estremo limite inferiore della popolazione di binarie a lungo periodo, offrendo un caso studio fondamentale per ridefinire i modelli di evoluzione delle stelle doppie.

Si stima che solo il 30% delle nane rosse nel nostro vicinato cosmico sia stato analizzato alla ricerca di compagne nascoste. Una risposta definitiva arriverà con il rilascio dei nuovi dati del satellite Gaia dell’ESA, previsto per la fine del 2026. Gaia mapperà l’intero cielo a caccia di altre oscillazioni sospette, che Hubble dovrà poi confermare.

Studiare questi relitti freddi significa osservare da vicino la fine che farà il nostro stesso sistema solare. Tra circa cinque miliardi di anni, quando il Sole esaurirà l’idrogeno e si gonfierà fino a distruggere i pianeti interni, si contrarrà a sua volta in un nucleo inerte di carbonio e ossigeno: una nana bianca solitaria, identica a quelle appena rintracciate dietro l’angolo.

https://www.iflscience.com/four-new-dead-stars-discovered-in-the-solar-neighborhood-within-just-65-light-years-of-earth-84090