Gli esseri umani possiedono un “sesto senso” fondamentale per la salute mentale

L'introcezione, il sistema di monitoraggio dei segnali interni del corpo, emerge come fattore chiave nella regolazione dell'umore e nello sviluppo di disturbi psichiatrici.

La mappa dei sensi umani potrebbe essere molto più affollata delle cinque diramazioni classiche, spingendosi fino a trentatré canali di percezione distinti. Tra questi, una capacità di monitoraggio interno rimasta a lungo nell’ombra sta emergendo come pilastro fondamentale per la stabilità psichica. Jennifer Murphy della Royal Holloway University di Londra e Freya Prentice della University College London hanno riacceso i riflettori sull’introcezione: la facoltà del sistema nervoso di mappare e decodificare i segnali biologici invisibili che provengono dall’interno dell’organismo, come il battito cardiaco, la frequenza respiratoria, la temperatura e la motilità gastrica. Non si tratta solo di accorgersi di avere sete o di avvertire i brividi di freddo. La precisione con cui il cervello interpreta questi dati viscerali agisce come una bussola silenziosa, in grado di stabilire se il contesto circostante sia sicuro o minaccioso.

Le anomalie in questo canale di comunicazione interna sembrano strettamente connesse a patologie come ansia, depressione, disturbo da stress post-traumatico e disturbi alimentari. Un’analisi condotta da Murphy e Prentice su novantatré studi clinici ha evidenziato una marcata discrepanza di genere. Le donne mostrano una minore accuratezza nei test di consapevolezza interocettiva incentrati sullo stimolo cardiaco: un dato che potrebbe parzialmente spiegare la maggiore incidenza di disturbi ansiosi e depressivi nella popolazione femminile a partire dall’età puberale.

La stabilità dell’umore dipende in modo diretto dalla qualità di questa connessione biologica. A Tubinga, in Germania, il neuropsicologo Nils Kroemer ha coordinato un esperimento mirato a osservare l’impatto del digiuno sulla psiche. I soggetti dotati di una percezione interocettiva nitida e fedele hanno dimostrato una netta resilienza emotiva, mantenendo i livelli di umore costanti nonostante lo stimolo della fame, a differenza di chi presentava una scarsa sensibilità ai propri segnali interni. Il cortocircuito sensoriale diventa ancora più evidente nei disturbi dello spettro alimentare.

Allo UCLA, lo scienziato Sahib Khalsa ha impiegato una pillola vibrante ingeribile per testare la risposta gastrica in pazienti affetti da anoressia nervosa. I dati indicano che queste persone non ignorano deliberatamente gli stimoli della fame: il loro sistema nervoso elabora le sensazioni viscerali in modo distorto, rendendo i segnali gastrici difficili da identificare, da interpretare correttamente e da cui apprendere. Questa alterazione neurologica persiste anche dopo il recupero del peso corporeo, agendo come un freno invisibile alla guarigione completa.

Il dibattito scientifico resta comunque aperto.

Una pubblicazione coordinata dal ricercatore Felix Schoeller del MIT di Boston ha sollevato dubbi sull’uso eccessivamente omnicomprensivo del termine introcezione. Il rischio evidenziato dal team è quello di semplificare sotto un’unica definizione un insieme eterogeneo e stratificato di processi biologici differenti.

Comprendere a fondo i meccanismi che regolano la decodifica dei segnali viscerali potrebbe aprire la strada a terapie psichiatriche mirate, capaci di agire non solo sui pensieri, ma sulla riconnessione tra il cervello e i messaggi molecolari e meccanici degli organi interni.