L’evoluzione sta portando animali diversi a trasformarsi in granchi

Il fenomeno della "carcinizzazione" svela come specie diverse di crostacei abbiano rinunciato alla forma allungata da aragosta per assumere quella di granchio: una convergenza evolutiva guidata dall'efficienza geometrica, che garantisce maggiore agilità sui fondali e una migliore difesa dai predatori.

La natura non si cura della fantasia dei tassonomi. Per almeno cinque volte, lungo linee evolutive separate da milioni di anni, diversi crostacei hanno progressivamente accorciato l’addome, appiattito il carapace e iniziato a camminare di lato. Hanno, in sostanza, rigettato la forma allungata da aragosta per farsi granchio.

Il fenomeno ha un nome preciso fin dal 1916, anno in cui lo zoologo britannico Lancelot Alexander Borradaile, dell’Università di Cambridge, coniò il termine “carcinizzazione“.

I dati fossili indicano che la prima grande transizione è avvenuta nel Giurassico inferiore, ma la biologia non ha mai smesso di replicare lo stesso schema strutturale. Non si tratta di una parentela stretta: specie appartenenti all’infraordine Anomura, come i granchi reali o i granchi porcellana, condividono con i “veri” granchi (Brachyura) antenati dall’aspetto simile a gamberi o astici. Eppure, sotto la pressione degli stessi imperativi ecologici, l‘evoluzione ha spinto gruppi distanti verso un identico design anatomico.

La spiegazione di questa convergenza risiede in un bilancio di pura efficienza meccanica ed evasiva. La forma allungata dei crostacei primitivi si affida alla cosiddetta reazione di fuga caridoide, un violento e dispendioso guizzo della coda che spinge l’animale all’indietro. Una strategia efficace a mezz’acqua, ma fallimentare sui fondali marini accidentati.

Schiacciare il corpo e ripiegare l’addome sotto il cefalotorace ha garantito ai crostacei carcinizzati un baricentro più basso. Questa ristrutturazione geometrica ha sbloccato la locomozione laterale, un sistema di movimento infinitamente più agile per infilarsi tra le fessure delle rocce e sfuggire ai predatori terrestri e marini. Meno carne esposta a ridosso della coda significa anche meno appigli per i predatori e una maggiore facilità nel seppellirsi nella sabbia.

Il granchio non è il culmine biologico dell’universo, ma rappresenta semplicemente una configurazione ingegneristica straordinariamente adatta a un preciso stile di vita sul fondale. L’evoluzione non ha un piano prestabilito per trasformare ogni essere vivente in un crostaceo corazzato: ha solo trovato una soluzione così efficace da riproporla ogni volta che un’aragosta ha deciso di smettere di nuotare e iniziare a camminare sul fondo.

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