Per la prima volta nella storia gli scienziati hanno assistito alla nascita di un frammento della crosta oceanica terrestre

Per la prima volta nella storia della geofisica, un osservatorio sottomarino registra in tempo reale la nascita di una porzione di fondale oceanico svelando i segreti della tettonica a placche.

A chilometri di profondità, nell’oscurità perenne della dorsale indiana sud-orientale tra l’Australia e l’Antartide, la terra si è squarciata in poche ore. Jean-Yves Royer, geofisico marino del Centro nazionale francese per la ricerca scientifica (CNRS), aveva posizionato in quella remota area oceanica l’osservatorio idroacustico e geodetico OHA-GEODAMS soltanto due mesi prima. Lo scopo era ambizioso e quasi utopico: registrare dal vivo il momento esatto in cui le placche tettoniche si separano, dando vita a nuova crosta oceanica.

La fortuna ha premiato il posizionamento degli strumenti. Nell’aprile del 2024, i sensori hanno registrato una violentissima intrusione di magma che ha spaccato il fondale marino, riversando nell’oceano circa 150-160 milioni di metri cubi di lava.

La dinamica geologica dell’evento, documentata sulla rivista Nature, scardina l’idea di un’espansione oceanica lenta, fluida e costante.

Il processo avviene per impulsi improvvisi, violenti balzi in avanti accumulati dopo decenni di tensioni sotterranee. Durante la fase più acuta della rottura, le pareti della dorsale si sono allontanate a una velocità record di cinque centimetri al minuto — quasi mezzo milione di volte più rapidamente rispetto alla media annuale di circa 6,3 centimetri all’anno. I dicchi (le fratture verticali colmate dal magma) hanno squarciato la crosta in meno di due ore, risalendo per chilometri lungo la faglia.

A causa del repentino svuotamento del serbatoio magmatico sottostante, il fondale della valle è sprofondato di ben 4,2 metri in appena sei giorni.

I movimenti orizzontali complessivi registrati dagli strumenti oscillano tra i due e i quattro metri. Un singolo, catastrofico evento di sole due settimane ha quindi compensato l’equivalente di trenta-sessanta anni di continuo e impercettibile scivolamento delle placche tettoniche.

La misurazione diretta risolve inoltre un rompicapo geofisico che durava da decenni. I conti degli scienziati sulla velocità di allontanamento delle placche, calcolati basandosi unicamente sui terremoti registrati, non tornavano mai: mancava sempre una quota significativa di movimento all’appello. I dati raccolti da Royer dimostrano che gran parte dell’allontanamento dei fondali avviene in modo “silenzioso”, ovvero attraverso deformazioni asismiche indotte dalla pressione del magma che si fa strada nelle rocce senza innescare scosse rilevabili dai sismografi tradizionali.

https://www.sciencealert.com/world-first-scientists-witnessed-a-piece-of-earths-oceanic-crust-being-born