Questa gigantesca creatura degli abissi sopravvive per cinque anni senza cibo

Il segreto del crostaceo degli abissi che non mangia per anni: uno stomaco enorme e un gene rubato ai batteri per spegnere il metabolismo.

Un enorme stomaco che riempie due terzi della cavità corporea e un frammento di DNA rubato ai batteri milioni di anni fa. Jianbo Yuan, professore all’Istituto di Oceanologia dell’Accademia Cinese delle Scienze, ha identificato i meccanismi biologici che permettono all’isopode supergigante (Bathynomus jamesi) di sopravvivere per oltre cinque anni senza toccare cibo a quasi 900 metri di profondità. Lo studio, pubblicato sulla rivista Cell, svela come questa creatura marina sia riuscita a superare il paradosso del gigantismo in un ambiente perennemente privo di risorse.

Negli abissi oceanici i pasti sono eventi rari, distanti mesi o anni l’uno dall’altro.

I ricercatori cinesi hanno confrontato la struttura e il genoma della specie di profondità con quelli del Bathynomus doederleini, un parente più piccolo che vive a 300 metri sotto la superficie. L’anatomia del gigante si è rivelata estrema: l’organo digerente si espande a dismisura per capitalizzare al massimo ogni singola carcassa che piove dal fondo. Un esemplare in cattività ha ingurgitato 2,6 chilogrammi di cibo in una sola volta.

Questa straordinaria capacità di accumulo lavora in tandem con una flora intestinale specializzata nel metabolismo dei lipidi: l’energia viene stoccata e rilasciata con estrema lentezza.

Ma la vera svolta evolutiva risiede nel DNA dell’isopode. Durante il sequenziamento genetico, il gruppo di ricerca ha isolato il gene ND1, integrato nel corredo dell’animale tramite trasferimento genico orizzontale, un passaggio di materiale genetico tra specie diverse molto comune tra i microbi ma eccezionalmente raro negli animali. Il gene è stato duplicato più volte nel corso dell’evoluzione e la sua attività è regolata tramite acetilazione istonica, un meccanismo epigenetico che agisce come un interruttore molecolare.

Il gene controlla i consumi energetici in base alla temperatura.

Per verificare l’esatto funzionamento di ND1, gli scienziati lo hanno inserito in pesci zebra, nematodi e cellule coltivate in laboratorio. I test hanno dimostrato che a temperature normali il gene stimola il metabolismo, mentre al freddo degli abissi sopprime la funzione mitocondriale e blocca la produzione energetica: nei pesci zebra modificati, la resistenza al digiuno in ambiente freddo è aumentata del 37%.

In sostanza, questo crostaceo è programmato per abbuffarsi fino all’inverosimile quando trova una preda e poi spegnere quasi completamente il proprio motore biologico sfruttando un gene preso in prestito dai batteri, consumando le riserve accumulate a un ritmo talmente lento da far durare un solo pranzo per anni.

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