Valanghe colossali di ghiaccio e detriti si rovesciano lungo i pendii scoscesi dei crateri di Plutone, muovendosi con un’andatura anomala, quasi priva di attrito. Marco Emanuele Discenza, geologo a capo di un team internazionale di ricerca, ha analizzato i dati raccolti dallo strumento LORRI a bordo della sonda New Horizons della NASA durante lo storico sorvolo del 2015. Lo studio, pubblicato sulla rivista Icarus, descrive per la prima volta l’esistenza di sei enormi frane sul pianeta nano, concentrate sul bordo occidentale di Sputnik Planitia, la celebre pianura a forma di cuore.
La scala di questi eventi è monumentale.
L’accumulo di detriti più imponente copre un’area di circa 130 chilometri quadrati, un’estensione pari a due volte l’isola di Manhattan, sufficiente a seppellire una grande città terrestre. Le masse di ghiaccio sono precipitate per dislivelli compresi tra 1,5 e 2,2 chilometri, scivolando sul fondo dei crateri per distanze che oscillano tra i 10 e i 14,5 chilometri. Se sulla Terra crolli di questa portata sono frenati dalla resistenza dei materiali, su Plutone la combinazione tra la gravità ridotta e la natura intrinsecamente scivolosa dei detriti ghiacciati permette ai detriti di rotolare per lunghezze insolite, collocando queste frane tra le più mobili dell’intero sistema solare.
Il ghiaccio alieno si comporta in modo dinamico.
I ricercatori hanno individuato i sei smottamenti all’interno delle pareti interne di tre specifici crateri da impatto. Nel cratere Coughlin, la frana è caduta per oltre due chilometri lungo il pendio, probabilmente innescata dall’impatto di un meteorite minore avvenuto sul bordo superiore della struttura. Gli altri cinque eventi, mappati nel cratere Giclas e in un terzo bacino privo di nome ufficiale, mostrano origini meno chiare. Le cause scatenanti potrebbero spaziare dall’attività tettonica interna a cicli termici stagionali, fino a fenomeni di criovulcanesimo che scuotono il sottosuolo.
Plutone non è un fossile congelato.
Il movimento gravitazionale di queste masse dimostra che la superficie del pianeta nano continua a modificarsi e a rinnovarsi su scala geologica, smentendo la vecchia idea di un mondo cristallizzato e immobile ai confini del sistema solare. In parole povere, i dati rivelano che le montagne di ghiaccio di Plutone tendono a crollare a causa della pendenza e della debole gravità, generando valanghe chilometriche che ridefiniscono continuamente la geografia di questo remoto avamposto di roccia e azoto solido
