Gli occhi umani discendono da un “ciclope” vissuto 600 milioni di anni fa che possedeva un solo occhio sulla fronte

Uno studio rivoluzionario svela che la nostra vista deriva da un unico organo centrale di un verme marino: ecco cosa nascondiamo ancora dentro il cervello

Dan-E. Nilsson, biologo sensoriale della Lund University, e Tom Baden, neuroscienziato della University of Sussex, hanno ribaltato la mappa evolutiva della vista. L’analisi della fisiologia e dei circuiti neurali delle cellule fotosensibili nei vertebrati indica che gli occhi umani non sono nati direttamente come coppia indipendente. Derivano dalle strutture modificate di un unico organo centrale situato sulla testa di un primitivo organismo marino vissuto 600 milioni di anni fa.

Questo antico progenitore, un piccolo verme privo di scheletro che filtrava plancton sui fondali, aveva perso gli occhi laterali dei suoi antenati per adattarsi a uno stile di vita sedentario.

Al loro posto aveva conservato solo un “occhio mediano” centrale.

Quando i discendenti di questa creatura ripresero a nuotare attivamente, la spinta evolutiva richiese nuovamente una visione tridimensionale e una percezione dello spazio più complessa. L’evoluzione non ha creato una nuova struttura visiva da zero: ha sdoppiato e riposizionato parti di quell’unico organo centrale, migrando i suoi circuiti verso i lati della testa fino a formare la coppia di retine che caratterizza tutti i vertebrati attuali.

Ciò che resta dell’organo originario non è andato perduto durante questo processo di riconfigurazione anatomica.

La porzione centrale di quell’occhio primitivo si è ritirata verso l’interno della scatola cranica, trasformandosi in quella che oggi conosciamo come ghiandola pineale. L’epifisi, la struttura cerebrale che regola i ritmi del sonno secernendo melatonina in base alla luce ambientale, conserva esattamente gli stessi meccanismi molecolari dell’organo visivo unico da cui ha avuto origine.

Molto semplicemente: se oggi riusciamo a percepire la profondità e i nostri occhi inviano immagini complesse al cervello, è perché l’evoluzione ha preso un singolo sensore luminoso situato al centro della testa di un verme e ne ha diviso la struttura in due parti laterali, lasciando al centro un piccolo residuo che dice al nostro corpo quando è notte e quando è giorno.

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