Zoonosi: il 75% delle epidemie provocate da allevamenti intensivi e mercati

L’allarme degli esperti sui sempre più ricorrenti ”spillover” tra animali e uomini. Il 75% delle malattie, negli ultimi dieci anni, sono state trasmesse da animali.

La diffusione del Nuovo Coronavirus nel mondo ha riacceso l’attenzione del mondo sugli wet market, i cosiddetti mercato umidi in cui vengono concentrati centinaia di animali di provenienti da diverse aree del pianeta che vengono macellati davanti agli occhi degli acquirenti, bagnando il pavimento di liquidi corporali e sangue. Si tratta di vettori attraverso i quali le patologie vengono trasmesse con grande rapidità tra specie diverse, per poi fare il salto di specie, il cosiddetto spillover, verso gli uomini. Le malattie trasmesse dagli animali all’uomo prendono il nome di malattie zoonotiche o zoonosi. La SARS, sigla che sta per ‘Severe acute respiratory syndrome” venne trasmessa da un coronavirus, il SARS-CoV, dai pipistrelli, ospiti naturali e asintomatici ai mammiferi con i quali erano a stretto contatto in maniera del tutto innaturale, in un mercato all’aperto cinese di Guangdong. Lo stesso discorso per la MERS (Middle East respiratory syndrome), l’Ebolavirus (che racchiude cinque specie di virus), l’Aviaria, proveniente dagli uccelli selvatici ed addirittura l’HIV la cui origine è nelle scimmie. Secondo l’European Food Safety Authority, il 75% delle nuove patologie e il 50% delle malattie infettive è di origine zoonotica, cioè proveniente dagli animali.

Zoonosi: il 75% delle epidemie provocate da allevamenti intensivi e mercati

La diffusione e lo sviluppo incontrollato degli allevamenti intensivi è all’origine della diffusione di zoonosi e della successiva epidemia. Negli ultimi anni la globalizzazione e i collegamenti rapidi tra i diversi continenti ha accelerato la diffusione delle epidemie. All’origine ci sono i metodi errati e disumani con i quali enormi quantità di animali vengono rinchiusi in spazi ristetti oltre ai ritmi sempre più frenetici e contro natura di produzione. Una serie di condizioni che producono uno stress cronico negli animali e un indebolimento del loro sistema immunitario; condizioni che rendono gli allevamenti i luoghi ideali per la veloce propagazione di virus in alcuni casi anche pericolosi per l’uomo. La somministrazione massiva di antibiotici degli allevatori, nei mangimi, spesso peggiora le cose, perché rende gli animali resistenti agli antibiotici, con conseguenze anche per gli uomini. Sono stati 450 milioni gli animali uccisi nel 2019 in Asia per la peste suina. Insomma gli allevamenti intensivi, oltre a provocare indicibili agli animali, rappresentano pericolosi focolai di epidemie, ma non gli unici. Un’altra origine della propagazione incontrollata delle nuove malattie è la deforestazione, che travolge gli equilibri che, di solito, limitano naturalmente la diffusione di virus.

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