California: scoperte tracce di allucinogeni in una grotta ‘sacra’ agli indigeni Chumash

Il disegno del fiore e di una farfalla, oltre ai resti di allucinogeni, dimostra l’uso di sostanze stupefacenti tra gli antichi indigeni americani.

Poco prima di entrare in uno stato di ”trance” allucinogeno, gli antichi indigeni californiani si distendevano in una grotta guardando, in alto, verso il soffitto, sul quale erano rappresentati una sorta di girandola e una falena dagli occhi grandi. Secondo un nuovo studio, questa misteriosa “girandola” è probabilmente una rappresentazione del fiore Datura wrightii, un potente allucinogeno che il popolo Chumash assumevano non solo per cerimonie religiose, ma anche per scopi medicinali e per entrare ”in contatto” con il mondo soprannaturale. La falena è probabilmente una specie di sfingide, anticamente nota per il suo volo ”bizzarro” di cui era protagonista dopo aver consumato il nettare di Datura. Nella grotta, conosciuta come ”Pinwheel Cave” gli esperti hanno identificato i resti della pianta masticata, un elemento che fornisce ulteriori prove sul consumo, a scopo allucinogeno, di questa pianta che contiene scopolamina e atropina. La scoperta segna “la prima chiara prova dell’ingestione di allucinogeni in un sito di arte rupestre in California, hanno spiegato gli ricercatori nello studio, pubblicato online il 23 novembre sulla rivista Proceedings of l’Accademia Nazionale delle Scienze.

California: scoperte tracce di allucinogeni in una grotta ‘sacra’ agli indigeni Chumash

Come le opere d’arte e gli oggetti religiosi in una chiesa, queste pitture rupestri “introducevano al rito” e aiutavano le persone, in procinto di entrare in trance, a comprendere il potere del fiore. Le pitture rupestri furono scoperte nel 1999 da un gruppo di lavoratori della Wild Wolves Preserve, una riserva naturale a circa 145 chilometri a nord-est di Santa Barbara. Il disegno della girandola, di 10,5 per 17 centimetri rappresenta ”un fiore di Datura che si apre”. La scoperta smentisce il mito dello sciamano solitario, che entra da solo in una grotta per vivere un’esperienza mistica. “Questo era un sito frequentato dall’intera comunità“, hanno aggiunto gli esperti. Ancora oggi l’odierna tribù indiana Tejon, composta dai discendenti dei popoli Chumash frequenta la zona della grotta considerandola un luogo sacro. Al margine della ricerca Patrick McGovern, direttore scientifico del Biomolecular Archaeology Project al Penn Museum di Philadelphia, ha spiegato come il consumo di sostanze stupefacenti rappresenti un elemento comune agli indigeni di tutto il mondo, comprese le antiche culture in Siberia e del Sud America.

Fonte: https://www.pnas.org/content/early/2020/11/18/2014529117