Studio rivela correlazione tra attività cerebrale e suscettibilità all’ipnosi

Un gruppo di ricercatori ha scoperto che le differenze nell’attività cerebrale aperiodica sono correlate alla suscettibilità all’ipnosi. Questo suggerisce che la suscettibilità all’ipnosi potrebbe essere un tratto psicologico innato.

Ipnosi

Nuove ricerche confermano che la predisposizione all’ipnosi è un tratto innato. (Andrey_Popov/Shutterstock.com)

Un gruppo di ricercatori ha condotto uno studio per capire perché alcune persone sono più suscettibili all’ipnosi rispetto ad altre. Hanno coinvolto 75 volontari e hanno registrato l’attività cerebrale di questi partecipanti prima e dopo l’induzione ipnotica. I ricercatori hanno utilizzato l’elettroencefalografia (EEG) per registrare i segnali cerebrali. Durante la fase di pre-selezione, i partecipanti hanno completato una valutazione per determinare la loro suscettibilità all’ipnosi. Sulla base dei risultati, sono stati selezionati 40 individui con punteggi estremamente alti o bassi, che indicavano una forte o scarsa probabilità di rispondere all’ipnosi. I ricercatori hanno scoperto che le differenze nell’attività cerebrale aperiodica prima dell’induzione ipnotica erano correlate alla suscettibilità all’ipnosi. In particolare, le letture EEG hanno mostrato differenze nei segnali aperiodici di base, che influenzano l’assorbimento mentale, i sentimenti di rilassamento e la preparazione per rispondere all’ipnosi. Questi tratti erano tipicamente più alti nelle persone più facilmente influenzabili. Inoltre, i ricercatori hanno osservato che i modelli che determinano la suscettibilità all’ipnosi si trovano nel periodo precedente all’induzione ipnotica, piuttosto che successivamente. Questo suggerisce che la suscettibilità all’ipnosi potrebbe essere un tratto psicologico innato. Tuttavia, è importante notare che lo studio è ancora in fase di revisione paritaria e una versione preliminare può essere trovata su bioRxiv.

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