Nuove scoperte: PFAS e il rischio di sclerosi multipla

Esplorando il legame tra sostanze chimiche e malattie autoimmuni

Il legame tra sostanze chimiche e sclerosi multipla

Recenti ricerche condotte in Svezia hanno sollevato preoccupazioni significative riguardo al legame tra l’esposizione a sostanze chimiche persistenti, comunemente note come “forever chemicals“, e un aumento del rischio di sviluppare sclerosi multipla (SM). Sebbene le ragioni di questa associazione rimangano poco chiare, i risultati potrebbero contribuire a spiegare l’incremento della prevalenza della SM, che negli ultimi trent’anni ha registrato un aumento medio del 26% a livello globale. In alcune nazioni, i casi di questa malattia autoimmune sono addirittura più che raddoppiati dal 1990. La sclerosi multipla, una patologia del sistema nervoso centrale, non ha una causa singola identificabile né una cura definitiva. Questo nuovo studio suggerisce che i “forever chemicals” potrebbero rappresentare un fattore di rischio trascurato, richiedendo ulteriori indagini per comprendere appieno il loro impatto sulla salute.

Esposizione a sostanze chimiche perenni
Come siamo esposti alle sostanze chimiche perenni.
Servizio di ricerca del Parlamento europeo/Flickr

Studi sull’esposizione a PFAS e sclerosi multipla

Nel corso degli anni, numerosi studi hanno messo in relazione il rischio di sviluppare SM con varianti genetiche e specifiche esposizioni ambientali, tra cui il virus di Epstein-Barr. Tuttavia, l’attenzione si è recentemente spostata sul potenziale impatto delle sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), un gruppo di composti chimici noti per la loro persistenza nell’ambiente. I ricercatori svedesi hanno analizzato i dati sanitari di 907 pazienti recentemente diagnosticati con SM e di un gruppo di controllo composto da 907 individui sani. Hanno misurato la presenza di 24 diversi composti PFAS nel loro sangue e hanno esaminato sette sottoprodotti di altri “forever chemicals”, noti come bifenili policlorurati (PCB). Questi studi sono fondamentali per comprendere il legame tra esposizione chimica e malattie autoimmuni.

Risultati e implicazioni della ricerca

I risultati hanno rivelato che i partecipanti con concentrazioni più elevate di queste sostanze chimiche nel sangue presentavano un rischio significativamente maggiore di sviluppare SM. Le associazioni più forti sono emerse dall’analisi combinata di diversi composti PFAS e dei loro sottoprodotti, piuttosto che da un singolo composto isolato. Questo fenomeno, definito “sinergia tossica”, è stato già evidenziato da scienziati in precedenti ricerche. Aina Vaivade, prima autrice dello studio e ricercatrice medica presso l’Università di Uppsala, sottolinea l’importanza di considerare le miscele chimiche piuttosto che analizzare le sostanze singolarmente. Le persone sono generalmente esposte a più sostanze contemporaneamente, il che rende necessaria una valutazione complessiva dei rischi.

La diffusione dei “forever chemicals”

Dal secondo dopoguerra, i “forever chemicals”, come i PFAS, sono stati utilizzati in una vasta gamma di prodotti, tra cui padelle antiaderenti, tessuti resistenti alle macchie, schiume antincendio e cosmetici. Oggi, queste sostanze chimiche sono rintracciabili praticamente ovunque: nell’acqua potabile, negli alimenti, nel nostro organismo e persino nella nostra pelle, attraverso l’uso di prodotti cosmetici. La situazione è ulteriormente complicata da studi che evidenziano i legami tra specifiche concentrazioni di PFAS e effetti negativi sulla salute. Tra i più di 12.000 composti PFAS identificati, solo due, il PFOA e il PFOS, mostrano chiari legami con il cancro e difetti alla nascita. Sebbene entrambi siano in fase di eliminazione in molte nazioni, come gli Stati Uniti, la loro degradazione naturale nell’ambiente richiede tempi molto lunghi, rendendoli minacce persistenti per la salute pubblica.

Rischi associati a PFOS e PCB

Nella ricerca attuale, i partecipanti con livelli elevati di PFOS o di due sottoprodotti PCB (4-OH-CB187 e 3-OH-CB153) hanno mostrato probabilità particolarmente elevate di sviluppare SM. Kim Kultima, autore principale e chimico clinico di Uppsala, ha spiegato che l’analisi ha rivelato che diverse sostanze individuali, come il PFOS e i PCB idrossilati, erano collegate a un aumento delle probabilità di sviluppare la malattia. In particolare, coloro che presentavano le concentrazioni più elevate di PFOS e PCB avevano circa il doppio delle probabilità di ricevere una diagnosi di SM rispetto a quelli con livelli più bassi. È interessante notare che sia il PFOS che gli OH-PCB possono attraversare la barriera emato-encefalica, infiltrandosi potenzialmente nelle cellule immunitarie del sistema nervoso centrale, il che solleva ulteriori preoccupazioni sulla loro tossicità.

Interazione tra genetica ed esposizione ambientale

I ricercatori sospettano che, se queste sostanze chimiche inducono stress ossidativo, possano compromettere le difese antiossidanti nel cervello, contribuendo così a sintomi come debolezza muscolare, intorpidimento e disturbi visivi, frequentemente associati alla SM. In un aspetto sorprendente dello studio, Kultima e il suo team hanno scoperto che i pazienti portatori di una variante genetica associata a un rischio inferiore di sviluppare SM presentavano, invece, probabilità molto più elevate di contrarre la malattia se esposti a livelli maggiori di PFOS. Infatti, con l’aumento dell’esposizione al PFOS, i partecipanti con questa variante genetica avevano un rischio superiore a quattro volte di sviluppare SM. Questo suggerisce l’esistenza di un’interazione complessa tra fattori genetici ed esposizione ambientale, che potrebbe rivelarsi cruciale per comprendere le origini della SM e potrebbe avere implicazioni anche per altre patologie. I risultati di questo studio sono stati pubblicati sulla rivista Environment International, contribuendo a un dibattito sempre più urgente sulla salute pubblica e sull’impatto delle sostanze chimiche nell’ambiente.