Mondiali 2026: il Congo travolto dall’epidemia di Ebola, annulla pre-ritiro in corso. La Fifa monitora

Un'emergenza sanitaria internazionale è piombata a gamba tesa sull'organizzazione dei Mondiali 2026, ridisegnando la mappa della vigilia e riaprendo, di riflesso, discussioni burocratiche che sembravano ormai archiviate. La Repubblica Democratica del Congo, fresca di una storica qualificazione strappata ai playoff, si trova nel mezzo di una violenta epidemia di Ebola. I dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità descrivono una situazione critica, con circa 600 casi probabili e un bilancio che ha già superato i 130 decessi.

Mondiali 2026: il Congo travolto dall’epidemia di Ebola, annulla pre-ritiro in corso. La Fifa monitora

Un’emergenza sanitaria internazionale è piombata a gamba tesa sull’organizzazione dei Mondiali 2026, ridisegnando la mappa della vigilia e riaprendo, di riflesso, discussioni burocratiche che sembravano ormai archiviate. La Repubblica Democratica del Congo, fresca di una storica qualificazione strappata ai playoff, si trova nel mezzo di una violenta epidemia di Ebola. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità descrivono una situazione critica, con circa 600 casi probabili e un bilancio che ha già superato i 130 decessi.

I vertici della federazione calcistica congolese hanno dovuto cancellare d’urgenza il pre-ritiro originariamente pianificato nella capitale Kinshasa, blindando la squadra direttamente in Europa.

La nazionale africana preparerà le sfide del Gruppo K contro Portogallo, Colombia e Uzbekistan interamente in Belgio. Una mossa logistica obbligata, facilitata dal fatto che tutti i 26 calciatori convocati — inclusi gli “inglesi” Axel Tuanzebe, Noah Sadiki, Aaron Wan-Bissaka e Yoane Wissa — militano in club esteri e non hanno messo piede in patria nelle ultime tre settimane.

Nonostante l’isolamento preventivo del gruppo squadra, le barriere sanitarie imposte dai paesi ospitanti rischiano di soffocare la partecipazione del Congo alla rassegna iridata.

Gli Stati Uniti hanno già introdotto restrizioni temporanee agli ingressi per chiunque abbia transitato nelle aree focolaio, complicando i piani per i match previsti a Houston e Atlanta. La situazione è ancora più tesa in Messico: il ministro della Salute David Kershenobich ha proclamato l’allerta epidemiologica in vista della sfida di Guadalajara. Le autorità sanitarie locali spingono per misure drastiche, invocando una quarantena tassativa di 21 giorni per l’intera delegazione africana e il divieto assoluto di ingresso sul territorio messicano per i tifosi provenienti dal Congo.

Questo blocco logistico e politico rischia di trasformarsi in una rinuncia forzata al torneo, uno scenario che costringerebbe la FIFA a gestire uno slot vuoto nel tabellone principale.

Il vuoto regolamentare ha riacceso immediatamente le speculazioni su un clamoroso ripescaggio, riportando a galla i desideri infranti delle grandi escluse, Italia in testa. Sulla questione si è espresso duramente anche Paolo Zampolli, diplomatico vicino agli ambienti della Casa Bianca, sottolineando che l’esplosione del contagio rende rischioso l’arrivo della selezione africana negli Stati Uniti e che, in caso di esclusione formale, l’assegnazione del posto alla Nazionale italiana rimarrebbe l’opzione più naturale per prestigio e ranking. La FIFA, per ora, si limita a monitorare i canali di sicurezza con i governi ospitanti, ma il tempo stringe e l’ombra dell’epidemia minaccia la regolarità del torneo.

Per comprendere la sostanza del problema al di là dei tecnicismi burocratici, basta guardare la lista dei convocati: i calciatori del Congo sono paradossalmente “sicuri” perché vivono e giocano in Europa da mesi. Il vero nodo che agita gli organizzatori americani non è lo stato di salute di ventisei atleti d’élite monitorati quotidianamente, ma l’impossibilità di gestire i flussi di staff, delegati, giornalisti e sostenitori in arrivo da un Paese dichiarato in stato di emergenza sanitaria globale.

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