Lo stadio Azteca sta sprofondando: i satelliti NASA monitorano la subsidenza in vista dei Mondiali

I satelliti NASA rilevano crepe e deformazioni crescenti. Lo stadio che ha ospitato Pelé e Maradona sta cedendo sotto i piedi di tutti.

Città del Messico continua a sprofondare lentamente nel terreno su cui è stata costruita, trascinando con sé infrastrutture, quartieri storici e uno dei simboli assoluti del calcio mondiale: Estadio Azteca. A monitorare il fenomeno è il team guidato da Marin Govorcin, che utilizza sistemi radar satellitari ad altissima precisione per osservare le deformazioni del suolo e delle strutture urbane della capitale messicana.

Secondo le rilevazioni effettuate attraverso il progetto satellitare NISAR, sviluppato congiuntamente da NASA e Indian Space Research Organisation, lo stadio Azteca starebbe cedendo verticalmente di circa un centimetro e mezzo al mese. Il fenomeno non è isolato: vaste aree della città registrano subsidenze che in alcuni settori raggiungono anche i 25 centimetri all’anno.

La causa principale è legata all’estrazione massiccia di acqua dalle falde sotterranee. La metropoli, abitata da oltre venti milioni di persone, dipende in larga parte dalle riserve idriche presenti nel sottosuolo. Tuttavia, il pompaggio continuo supera di gran lunga la capacità naturale di ricarica degli acquiferi. Questo squilibrio provoca la progressiva compattazione dei sedimenti argillosi dell’antico lago su cui venne edificata la città durante il periodo coloniale.

Dal punto di vista geotecnico, il terreno perde volume man mano che l’acqua viene rimossa dai pori interni delle argille. Il suolo si comporta quindi come una struttura compressibile che collassa lentamente sotto il peso degli edifici e delle infrastrutture soprastanti. È un processo irreversibile su scala umana: una volta compattati, gli strati argillosi non recuperano la configurazione originaria.

All’interno dello stadio Azteca i segni di questo cedimento differenziale sono già evidenti. In alcune sezioni della struttura sono stati osservati distacchi di cemento, microfratture e deformazioni superficiali, nonostante i recenti lavori di ristrutturazione effettuati per adeguare l’impianto agli standard della FIFA in vista dei Coppa del Mondo FIFA 2026.

Le immagini radar ottenute dal satellite consentono di misurare deformazioni dell’ordine di pochi millimetri, identificando le aree in cui le tensioni strutturali risultano maggiori. Questa tecnologia permette agli ingegneri di valutare la stabilità dell’impianto quasi in tempo reale, monitorando eventuali accelerazioni del cedimento che potrebbero compromettere la sicurezza di spettatori e operatori.

Il problema, tuttavia, presenta un paradosso infrastrutturale difficile da risolvere. Ridurre drasticamente l’estrazione di acqua significherebbe mettere in crisi l’approvvigionamento idrico di una delle aree urbane più popolose del pianeta. Continuare a pompare, invece, accelera il processo di subsidenza che sta lentamente deformando la città.

Lo stadio Azteca, teatro delle imprese di Pelé e Diego Maradona, si trova così al centro di una sfida che unisce ingegneria, urbanistica e gestione delle risorse naturali. Non è soltanto un problema sportivo o architettonico, ma la manifestazione fisica di una pressione ambientale accumulata per decenni sotto una delle più grandi metropoli del mondo.