Svolta nello studio dei ‘papiri di Ercolano‘, il rotolo carbonizzato rimasto illeggibile per secoli. Grazie a nuove tecniche, dalla ricostruzione al computer alle scansioni digitali, è stato possibile ottenere nuove preziose informazioni dal PHerc. 1667, tali da rappresentare un elemento di primaria importanza nell’ambito dello studio della biblioteca antica sepolta dal Vesuvio. I rotoli carbonizzati vennero rinvenuti, nel corso degli scavi borbonici di Ercolano, nel Settecento: la maggior parte di essi si trova oggi nella Biblioteca nazionale di Napoli.
I papiri di Ercolano leggibili dopo 2000 anni: come è stato possibile
I risultati dello studio, condotto mediante scansioni a raggi X a risoluzione elevatissima, sono stati resi noti dal gruppo della Vesuvius Challenge. Sono stati impiegati strumenti digitali e sistemi di intelligenza artificiale srotolando, seppur virtualmente, il papiro carbonizzato per poterlo leggere senza danneggiarlo ulteriormente. Il testo sarebbe riconducibile ad un trattato filosofico sconosciuto, legato al comportamento umano, al ruolo della ragione nelle azioni e all’etica. Portando alla luce anche il nome di un filosofo vissuto tra la fine del III e l’inizio del II secolo a.C. considerato tra le più importanti figure della scuola stoica, ovvero Crisippo.
Sono pochissime le opere di questo filosofo giunte sino a noi e l’ipotesi che il papiro possa conservarne ha innalzato ulteriormente il valore della scoperta. Il reperto in questione, peraltro, è ritenuto tra i rotoli più antichi della collezione. Sarebbe stato recuperato oltre un metro e mezzo di contenuto continuo. Inoltre è stato anche individuato, accanto al papiro 1667 un ulteriore titolo (scoperto nel papiro 139) collegato a un’opera di Filodemo di Gadara, Sugli dei. Opera che sembrerebbe essere articolata in ben otto libri. La lettura dei rotoli carbonizzati è diventata ben presto un caso perché ha mutato la prospettiva dalla quale questi reperti vengono guardati. Il tutto combinando intelligenza artificiale e microtomografia, arrivando ad individuare e separare virtualmente gli strati più interni, e ad oggi illeggibili, del papiro di Ercolano.
