Recuperato il “relitto maledetto”: lo scafo della Secca di Capistello torna alla luce

L'operazione è avvenuta nell'ambito della campagna archeologica subacquea condotta nelle acque di Lipari

Recuperato lo scafo del 'relitto maledetto' (Foto Regione Siciliana)

Dopo oltre duemila anni torna alla luce il “relitto maledetto”, recuperato nelle acque di Lipari nell’ambito di una campagna archeologica subacquea. Un’operazione di primaria importanza, trattandosi di una delle più rilevanti testimonianze della navigazione ellenistica nel Mediterraneo. Il team ha, nella fattispecie, recuperato lo scafo del relitto della Secca di Capistello.

Il “relitto maledetto” torna alla luce: recuperato lo scafo della Secca di Capistello

Risalente al III secolo a.C. la nave mercantile urtò uno scoglio naufragando sul versante orientale di Lipari. E gran parte del carico andò a disperdersi sul fondale. Nel 1966 è stato per la prima volta individuato il relitto: ne seguirono molteplici tentativi di saccheggio. L’Istituto archeologico germanico di Roma ha avviato le prime indagini scientifiche ed in seguito ulteriori contributi sono stati forniti dall’Institute of Nautical Archaeology e dalla Sub Sea Oil Services. Il nome ‘relitto maledetto’ è legato al fatto che il sito si trova a profondità che arrivano sino a 100 metri: per questo alcuni tentativi di recupero ebbero un epilogo drammatico. A perdere la vita, mentre cercavano di avviare scavi scientifici allo scopo di bloccare i saccheggi, furono l’archeologo tedesco Helmut Schlaeger, direttore dell’Istituto archeologico germanico di Roma, e il suo assistente Udo Graf nel 1966.

A promuovere l’attuale intervento di recupero è stata la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. L’archeologo Roberto La Rocca si è occupato del coordinamento lavorando a stretto contatto con il Parco archeologico delle Isole Eolie, l’Università di Malta. Sono intervenuti a supporto anche uomini e mezzi della Guardia Costiera. “Un risultato di grande rilievo scientifico e culturale, frutto di importante collaborazione istituzionale che conferma il ruolo della Sicilia come punto di riferimento internazionale nel campo dell’archeologia subacquea” ha dichiarato il Soprintendente del Mare, Emanuele Turco, a proposito del recupero.

L’assessore regionale ai Beni culturali e identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato ha dichiarato: “Dopo oltre duemila anni riemerge una delle più importanti testimonianze della navigazione ellenistica nel Mediterraneo. Si apre ora una nuova fase di studio, restauro e valorizzazione che consentirà di ricongiungere, per la prima volta, lo scafo al suo carico, restituendo al pubblico un contesto archeologico di straordinaria importanza” .