Yellowstone: si apre voragine e rischia di inghiottire gli scienziati

Il collasso improvviso del terreno nel Biscuit Basin crea una nuova pozza di fango e acqua bollente nel punto esatto in cui erano passati i ricercatori dell'USGS.

La pozza di acqua bollente formatasi all’improvviso al Parco Nazionale di Yellowstone. Credit: USGS

Una cisterna di fango grigio, bollente, che spara getti d’acqua alti fino a nove metri. La terra a Yellowstone si è letteralmente aperta in due nel Biscuit Basin, una delle aree più instabili del parco americano, inghiottendo la superficie proprio nel punto esatto in cui, quarantotto ore prima, stavano camminando i geologi per un sopralluogo.

I dati raccolti dai sismografi dell’Osservatorio Vulcanologico di Yellowstone (YVO), guidato dallo scienziato Michael Poland del Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS), descrivono un collasso strutturale improvviso, preceduto solo da lievi anomalie sismiche e infrasuoni registrati all’alba del 13 giugno.

Il primo campanello d’allarme si era manifestato lungo il Firehole River. I ranger avevano notato una colonna lattiginosa e grigia scorrere per sei chilometri nelle acque del fiume, segno evidente che nel sottosuolo si era attivato un travaso di materiali termali. Gli strumenti dell’USGS indicavano un picco di calore ma nessuna grande detonazione vicino alla Black Diamond Pool, la pozza già protagonista di una violenta esplosione idrotermale nel luglio 2024. Saliti sul campo per verificare i danni il 14 giugno, gli scienziati avevano mappato tre nuovi gruppi di bocche idrotermali e una frattura profonda 18,5 metri da cui fuoriusciva acqua a 90 gradi Celsius. Nulla faceva presagire il vuoto sottostante.

La voragine (6,5 per 5,3 metri) è comparsa dal nulla solo il 16 giugno, durante un secondo controllo.

Nessun sensore ha registrato il crollo, poiché non si è trattato di un’esplosione ma di un cedimento statico del terreno, indebolito dalla circolazione di fluidi acidi e vapore ad altissima pressione. Dalle viscere della nuova pozza provengono ora rumori sordi, causati dall’esplosione di enormi bolle di gas in profondità.

Il Biscuit Basin, attualmente chiuso al pubblico, si conferma un laboratorio geologico imprevedibile. Il collasso del terreno dimostra come la crosta superficiale del supervulcano possa cedere di schianto sotto la spinta dell’attività idrotermale, modificando la topografia del parco in poche ore e trasformando un terreno apparentemente solido in una trappola di acqua bollente.