L’interazione gravitazionale tra un corpo celeste e la sua stella di riferimento è sempre stata considerata una strada a senso unico, con la massa stellare a dettare le regole dell’orbita. Un gruppo di astrofisici ha invertito questo paradigma scoprendo un esopianeta talmente massiccio da deformare e alterare l’attività stessa della sua stella ospite.
L’anomalia si chiama WASP-18b, un gigante gassoso classificato come “Giove caldo“ situato a circa 330 anni luce dalla Terra. Lo studio dei flussi energetici e delle perturbazioni orbitali ha rivelato che la vicinanza estrema del pianeta alla stella crea un effetto mareale reciproco di proporzioni inedite per l’astronomia moderna.
WASP-18b orbita a una distanza ravvicinata dal suo sole, impiegando appena 23 ore per completare un anno intero. Questa prossimità distruttiva genera forze di marea gravitazionali così intense da stirare la forma della stella, deformandola in una configurazione leggermente ovale ed ellittica.
L’effetto più sorprendente riguarda però il campo magnetico e l’attività stellare interna.
Le emissioni di raggi X e l’intensità magnetica della stella madre risultano drasticamente ridotte rispetto a quanto previsto per un astro della sua età e massa. Gli astrofisici ipotizzano che le enormi forze mareali esercitate dal pianeta stiano letteralmente frenando i moti convettivi interni della stella, i flussi di plasma responsabili della generazione del suo scudo magnetico.
La scoperta ridefinisce i modelli di evoluzione dei sistemi planetari extrasolari.
I dati raccolti indicano che la stella sta invecchiando precocemente dal punto di vista magnetico a causa della presenza del suo “inquilino” ingombrante. Questa interazione non è destinata a durare: l’attrazione reciproca sta lentamente stringendo la traiettoria di WASP-18b, che continuerà a spiraleggiare verso l’interno fino a essere inevitabilmente fagocitato dalla stella nel giro di pochi milioni di anni.
Per comprendere la portata del fenomeno senza perdersi nelle equazioni astrofisiche, basti pensare all’effetto che la Luna ha sugli oceani terrestri con le maree. Se al posto della Luna ci fosse un corpo celeste pesante quanto Giove e posizionato a pochissima distanza dalla Terra, la sua gravità non si limiterebbe a muovere l’acqua, ma deformerebbe la crosta terrestre stessa, alterando il nucleo del pianeta e rallentandone la rotazione. WASP-18b fa esattamente questo alla sua stella, comportandosi come un gigantesco magnete gravitazionale capace di piegare la fisica del suo sole.
