L’analisi radiografica condotta sui calchi dell’Orto dei Fuggiaschi ha rivelato dettagli inediti sulla vita e la morte di una delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Pompei, ha coordinato le operazioni che hanno permesso di “guardare” sotto lo strato di gesso di uno dei corpi più celebri del sito.
L’individuo, identificato come un uomo di circa 40 anni, non era un cittadino qualunque: la presenza di una borsa di cuoio contenente strumenti medici in bronzo e ferro suggerisce che si trattasse di un medico o di un cerusico.
Le scansioni hanno evidenziato una postura contratta, tipica dello shock termico fulminante causato dalle nubi piroclastiche. Attraverso la radiografia digitale e la tomografia computerizzata, il team ha individuato non solo la struttura ossea, ma anche piccoli oggetti metallici che il fuggitivo portava con sé nel disperato tentativo di salvarsi. La strumentazione medica ritrovata comprende pinze, sonde e un piccolo contenitore per medicinali, reperti che offrono uno spaccato unico sulla professione sanitaria nell’antica Roma.
Lo studio non si è limitato alle ossa, ma ha indagato anche la composizione del terreno circostante e i resti organici intrappolati nel gesso.
L’Orto dei Fuggiaschi si conferma così una capsula del tempo drammatica. L’uomo analizzato cercava di raggiungere la Porta Nocera insieme a un gruppo di altre dodici persone, ma la furia del Vesuvio lo ha sorpreso prima che potesse varcare le mura della città. La sua borsa dei ferri, simbolo di una vita dedicata alla cura degli altri, è diventata l’ultima testimonianza del suo ruolo sociale prima dell’oblio di cenere.
