Un mucchio di spartiti anonimi di fine Settecento accumulati in un archivio di Parigi, destinati a una verifica di routine. François-Pierre Goy, conservatore del Dipartimento di Musica della Bibliothèque nationale de France, stava esaminando un quaderno musicale senza titolo il 2 febbraio 2026 quando ha notato anomalie grafiche singolari: chiavi di violino insolitamente arrotondate e inclinate in avanti, unite a chiavi di basso tracciate in senso opposto rispetto alle consuetudini francesi dell’epoca. Quella grafia apparteneva a Wolfgang Amadeus Mozart.
Il documento è un quaderno di 44 pagine risalente al 1778, periodo del secondo e definitivo soggiorno parigino del compositore austriaco, allora ventiduenne. Armin Brinzing, direttore della Bibliotheca Mozartiana presso il Mozarteum di Salisburgo, ha ufficialmente autenticato il testo nell’aprile 2026, confermando che si tratta di uno dei ritrovamenti più rilevanti degli ultimi decenni per la comprensione dell’attività didattica del musicista.
All’interno si trovano esercizi di contrappunto, correzioni autografe e sette brevi pezzi finora completamente sconosciuti scritti per flauto e arpa.
Il manoscritto fotografa l’interazione quotidiana tra Mozart e la sua allieva, la diciannovenne Marie-Louise-Philippine de Bonnières de Guînes, arpista di talento e figlia del duca di Guînes, quest’ultimo noto flautista che aveva commissionato proprio in quei mesi il celebre Concerto per flauto e arpa K 299. Le annotazioni mostrano un metodo di insegnamento pragmatico e diretto, a tratti impaziente: il maestro non si limitava a spiegare le regole teoriche, ma interveniva direttamente sul pentagramma correggendo gli errori della ragazza e componendo brevi frammenti per mostrarle l’applicazione pratica delle regole armoniche.
Le lezioni si interruppero bruscamente nel luglio del 1778 a causa del matrimonio della giovane aristocratica, poco prima che Mozart lasciasse la Francia a settembre.
La storia del quaderno si incrocia con le vicende della Rivoluzione Francese: il reperti facevano parte di due lotti di beni musicali confiscati nel 1794 nel palazzo del duca di Guînes, fuggito in Inghilterra per via dei suoi legami stretti con Maria Antonietta. Da allora i documenti erano confluiti nei depositi della biblioteca nazionale, catalogati genericamente e rimasti invisibili agli studiosi per più di due secoli.
La combinazione di flauto e arpa era notoriamente poco amata da Mozart. I sette pezzi inediti rappresentano quindi una rarità assoluta nel suo catalogo complessivo. Le partiture recuperate sono state registrate per la prima volta presso la Maison de la Radio e l’esecuzione pubblica inaugurale è avvenuta il 21 giugno 2026 nella Sala Ovale della sede Richelieu della BnF, in occasione della Festa della Musica.
In parole povere, è stato ritrovato il quaderno di compiti in cui il ventiduenne Mozart correggeva gli errori di una sua studentessa di musica a Parigi. Oltre agli esercizi, lo spartito contiene sette brevi melodie per flauto e arpa mai sentite prima d’ora: una scoperta che non solo regala musica nuova, ma mostra per la prima vettura come il compositore spiegasse i segreti della musica a un’allieva, cancellando e riscrivendo le note direttamente sul foglio.
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