Marte: scoperte centinaia di molecole organiche intrappolate nelle rocce

I dati inviati dal rover Perseverance e analizzati dal Natural History Museum rivelano una densità inedita di composti complessi all'interno delle "macchie di leopardo" marziane, riaccendendo il dibattito sulla vita aliena.

Centinaia di grandi molecole organiche complesse, tutte strutturate su catene di carbonio, sono rimaste intrappolate per miliardi di anni all’interno di due sole rocce nel cratere Jezero. Keyron Hickman-Lewis, paleontologo ed esperto di campionamento geologico planetario del Natural History Museum di Londra, ha coordinato l’analisi di questa eccezionale firma chimica marziana, i cui dati sono stati pubblicati sulla rivista Science Advances. Il set di dati, inviato a Terra dal rover Perseverance della Nasa, riaccende il dibattito astrobiologico sulla remota abitabilità del Pianeta Rosso: la presenza di una tale varietà e densità di composti basati sul carbonio dimostra che l’antico ambiente marziano possedeva i mattoni fondamentali che, sulla Terra, hanno dato origine alla biologia.

L’indagine geochimica si è concentrata su porzioni di roccia che mostrano curiose alterazioni cromatiche, definite “macchie di leopardo”. Per escludere ogni forma di contaminazione terrestre, l’equipe internazionale — a cui ha preso parte anche l’Istituto Nazionale di Astrofisica di Firenze — ha sfruttato lo spettrometro Sherloc installato sul braccio robotico del rover. Questo strumento bombarda i bersagli minerali con una luce laser ultravioletta, mappando la fluorescenza e la diffusione della luce. I grafici spettrali hanno confermato una concentrazione inedita di anelli aromatici e composti alifatici complessi. Sulla Terra, impronte fossili di questo tipo costituiscono la firma inequivocabile dell’attività microbica passata, racchiusa nei sedimenti archeani di miliardi di anni fa.

La comunità scientifica mantiene tuttavia un approccio rigorosamente cauto: l’origine biologica resta uno scenario, non una certezza. Esistono infatti meccanismi chimici non biologici capaci di sintetizzare molecole complesse a base di carbonio. Le medesime strutture possono nascere spontaneamente attraverso reazioni idrotermali, in cui l’acqua bollente interagisce con i minerali vulcanici profondi, oppure possono essere state seminate sulla superficie marziana dagli impatti di meteoriti e comete ricche di carbonio. La chiave per risolvere questo enigma millenario risiede nella missione Mars Sample Return: solo analizzando fisicamente queste due rocce nei laboratori terrestri, con microscopi elettronici e spettrometri di massa di ultima generazione, sarà possibile comprendere se le macchie minerali siano state generate da microbi alieni o da semplici processi geologici.

Il cuore di questa scoperta si traduce in un concetto elementare. Su Marte è stata trovata una grandissima quantità di quegli ingredienti chimici complessi che sono indispensabili per accendere la vita. Non si tratta ancora della prova che sul Pianeta Rosso siano esistiti dei microbi, ma della certezza che miliardi di anni fa quel mondo sterile possedeva la materia prima adatta a ospitarli.

https://www.livescience.com/space/mars/nasa-rover-finds-record-breaking-trove-of-complex-organic-molecules-on-mars