Cosa succede quando si lancia un aeroplanino di carta dallo spazio? I fisici lo hanno scoperto scoperto

Un esperimento dell'Università di Tokyo rivela la stabilità aerodinamica degli origami nella termosfera prima che l'attrito con l'aria provochi il surriscaldamento distruttivo.

fonte: ZME Science

Un modellino di origami pesante appena quattro grammi, lanciato nel vuoto orbitale a quattrocento chilometri dalla Terra, fluttua solitario prima di trasformarsi in una minuscola scia di fuoco. Shinji Suzuki ed i suoi colleghi ingegneri aerospaziali dell’Università di Tokyo hanno analizzato questa traiettoria apparentemente folle per rispondere a un quesito di fisica pura. La ricerca, focalizzata sulla stabilità aerodinamica dei corpi ultraleggeri, rivela che la geometria di un aeroplanino di carta composto da cellulosa e caolinite permette di mantenere una traiettoria passiva e stabile per giorni, squarciando il vuoto spaziale muso in avanti prima che la densità atmosferica ne decreti la distruzione.

I modelli di simulazione numerica tracciano una discesa iniziale sorprendentemente calma. Rilasciato alla velocità orbitale della Stazione Spaziale Internazionale (circa 7.800 metri al secondo), l’aeroplanino affronta le regioni superiori della termosfera puntando stabilmente la corrente d’aria rarefatta. Questa stabilità passiva cessa bruscamente attorno ai 120 chilometri di quota. Qui l’aria si fa più densa e l’attrito aerodinamico innesca rotazioni caotiche e incontrollabili (un violento effetto di tumbling) che espone la struttura cartacea a temperature distruttive.

La sottile barriera dell’aria trasforma un volo controllato in una caduta caotica.

Per verificare la tenuta strutturale del foglio A4 prima della pirolisi, gli scienziati giapponesi hanno testato un prototipo reale con coda in alluminio all’interno della galleria del vento ipersonica di Kashiwa. Sottoposto a flussi d’aria a Mach 7, il muso dell’origami ha resistito alle sollecitazioni ripiegandosi all’indietro per circa tre millimetri e mostrando carbonizzazioni immediate sui bordi delle ali. Lo studio non suggerisce di costruire navette spaziali con la carta: l’obiettivo reale è comprendere la fisica dei rientri passivi. Dispositivi biologici e biodegradabili ispirati a questa struttura potrebbero raccogliere dati sulla densità atmosferica a quote proibitive per i satelliti, disintegrandosi poi completamente senza generare un solo frammento di spazzatura spaziale.

Il concetto si riduce a una legge balistica elementare. Un oggetto leggerissimo ha una velocità terminale ridotta rispetto a un detrito metallico, ma la mancanza di uno scudo termico rende impossibile l’atterraggio. L’aeroplanino spaziale compie una traiettoria perfetta finché lo sfregamento con le molecole d’aria non genera calore sufficiente a incenerirlo, dimostrando che anche una struttura elementare può navigare nello spazio prima di bruciare.

https://www.zmescience.com/science/physics/paper-airplane-from-space-rep