Un relitto anonimo incrostato di sale sul fondo di Newport Harbor, nel Rhode Island, identificato come il codice RI 2394, è stato ufficialmente riconosciuto. Kieran Hosty, archeologo marittimo capo dell’Australian National Maritime Museum, ha confermato la pubblicazione del rapporto finale che chiude un’indagine internazionale durata venticinque anni: quei legni appartengono alla HM Bark Endeavour, la nave con cui l’esploratore britannico James Cook cartografò il Pacifico, la Nuova Zelanda e la costa orientale dell’Australia tra il 1768 e il 1771.
La certezza scientifica è arrivata incrociando i dati strutturali estratti dal fondale con i piani di costruzione originali del XVIII secolo.
I dubbi sollevati nel febbraio del 2022 dalle autorità del Rhode Island Marine Archaeology Project, che avevano frenato gli entusiasmi definendo l’annuncio prematuro, sono stati superati dall’analisi comparativa del legname. Gli scafi americani dell’epoca venivano costruiti usando un mix di foreste locali; lo scheletro di questo relitto è invece composto esclusivamente da quercia bianca ed olmo di origine europea. A sigillare l’identificazione è stata la camera della pompa di sentina, una struttura posizionata a metà nave che corrisponde al millimetro con i disegni storici della Endeavour.
La nave era stata ribattezzata Lord Sandwich e utilizzata come trasporto truppe commerciale dai britannici durante la guerra d’indipendenza americana, prima di essere deliberatamente affondata (autoaffondamento) nel 1778 per bloccare il porto alle forze francesi.
Il fango e l’acqua fredda hanno protetto i resti per oltre due secoli, ma l’esposizione conseguente agli scavi ha accelerato il degrado. I crostacei xilofagi (gribbles) e le teredini marine stanno consumando i legni superstiti a una velocità superiore rispetto all’erosione naturale del mare.
In parole povere, gli archeologi hanno dimostrato che quel pezzo di legno marcio sott’acqua è la vera nave del capitano Cook grazie al tipo di alberi usati per costruirla in Europa e alla posizione esatta della pompa dell’acqua interna. Ora che il mistero è risolto, la sfida è salvarla dai vermi di mare che la stanno mangiando viva sul fondale.
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