I tassi di cancro sono stabili o in calo da decenni, e la mortalità oncologica è crollata al punto che molte forme considerate sentenze di morte negli anni Novanta oggi si gestiscono come malattie croniche. Eppure, in mezzo a questo quadro di progresso, un dato stonato attira l’attenzione degli epidemiologi: il cancro colorettale sta aumentando tra le persone under 50.
Si tratta di numeri assoluti ancora bassi, che non incidono in modo significativo sul totale delle diagnosi, ma il trend è inequivocabile in alcuni paesi. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito i casi tra i giovani crescono, mentre nelle fasce più anziane la curva scende. Questo scollamento rende il fenomeno particolarmente difficile da spiegare.
Le ipotesi ambientali, per esempio, faticano a reggere. Alcuni hanno indicato pesticidi come il picloram o le sostanze per- e polifluoroalchiliche, le cosiddette forever chemicals. Il problema è che queste sostanze oggi si usano meno rispetto agli anni Ottanta e Novanta, e le generazioni più anziane hanno avuto un’esposizione maggiore rispetto ai giovani. Se fossero la causa principale, il cancro colorettale dovrebbe essere più frequente tra gli over 50, non tra i trentenni e i quarantenni.
Anche l’obesità, pur essendo un fattore di rischio noto, non offre una risposta soddisfacente. I giovani sono più in sovrappeso rispetto al passato, ma lo sono anche gli anziani. I modelli epidemiologici stimano che l’aumento di peso spieghi al massimo il 15 per cento dei casi, forse anche meno.
Il mistero si infittisce guardando i dati internazionali. Uno studio del 2019 ha rilevato che in quasi la metà dei paesi analizzati i tassi di cancro colorettale tra i giovani erano stabili o in calo. Ricerche più recenti confermano questa disparità: il trend cresce nel Regno Unito e negli Stati Uniti, ma diminuisce in Italia e in Lituania. Una differenza geografica così netta rende improbabile una causa ambientale o stilistica universale.
Resta l’ipotesi che si tratti in parte di un artefatto diagnostico. I registri tumorali sono migliorati nel tempo, e i giovani potrebbero essere sottoposti a test con maggiore frequenza rispetto al passato. Anche questa spiegazione, però, non convince del tutto: è difficile capire perché un miglioramento della rilevazione colpisca solo una fascia d’età. Secondo Gideon Meyerowitz-Katz, epidemiologo di Sydney, l’aumento registrato è reale in alcuni paesi, ma la causa rimane un enigma. Tra le certezze c’è che i numeri assoluti sono ancora contenuti, anche se il trend merita attenzione.

