Un’isola alberata di quasi diecimila metri quadrati — le dimensioni di due campi da football americano — ha staccato gli ormeggi ed è apparsa dal nulla nel bacino di Williston, il più grande bacino idrico della Columbia Britannica. Il coordinatore delle relazioni comunitarie dell’ente governativo B.C. Hydro, Bob Gammer, insieme ai tecnici della utility idroelettrica, ha confermato l’anomalia incrociando i rilievi dei diportisti locali con le scansioni dei satelliti orbitali. Le immagini scattate a luglio a ovest di Finlay Bay hanno mostrato una zolla boscata lunga 140 metri e larga 70, vagante nelle acque libere a circa cento chilometri dalla diga W.A.C. Bennett. Non è terraferma emersa, ma una gigantesca stuoia organica galleggiante.
L’origine dell’oggetto risiede nella dinamica idrologica del lago artificiale, rimasto per quattordici anni sotto la quota di massimo invaso prima che lo scioglimento delle nevi montane e le piogge estive del 2026 ne riportassero il volume al cento per cento della capienza (1.761 chilometri quadrati complessivi). Per decenni, lungo le insenature riparate della costa, si sono accumulati ammassi di legno alla deriva, tronco dopo tronco. La decomposizione del legname ha generato un letto di pacciame fertile su cui la vegetazione autoctona ha attecchito, stendendo una rete fitta e intrecciata di radici e rizomi che ha legato insieme detriti, terra e alberi ad alto fusto. Il drastico innalzamento del livello dell’acqua ha disancorato il blocco, trasformando la chioma degli alberi superiori in vere e proprie vele microscopiche capaci di catturare il vento e spingere la struttura al largo.
Il fenomeno non è unico nel suo genere ma si distingue per la scala metrica e per la sua natura sfuggente. Rilevata chiaramente dalle immagini satellitari il 21 luglio, la formazione vegetale è improvvisamente scomparsa dai rilievi dello stesso sensore il 5 agosto, per poi essere riavvistata il 12 e il 30 agosto nella zona orientale del Peace Reach da alcuni residenti. Il fenomeno si spiega attraverso la decomposizione anaerobica della materia organica interna alla stuoia, che produce sacche di gas metano e anidride carbonica capaci di variare la spinta di galleggiamento dell’intero blocco (se il gas fuoriesce o le radici assorbono troppa acqua, la massa perde quota rispetto alla superficie, nascondendosi alla risoluzione ottica dei satelliti per poi essere trascinata dalle correnti superficiali in insenature nascoste). B.C. Hydro gestisce la minaccia dei detriti fluttuanti attraverso il monitoraggio aereo annuale e l’installazione di barriere contenitive in ghiaia (berms) e reti in grado di fermare fino a 1.500 metri cubi di legname. Il meccanismo risponde a una dinamica lineare: quando il livello del bacino artificiale sale fino alla capienza massima, l’acqua sfila lo strato di vegetazione e radici dalla sponda rocciosa, trasformandolo in una zolla navigabile.
https://www.sciencealert.com/a-mysterious-island-has-emerged-in-a-canadian-lake


