Un foro largo ventidue centimetri, aperto nel fondale del Mar Cinese Meridionale durante un sondaggio minerario, ha continuato a erogare gas per anni nonostante i tentativi ufficiali di sigillarlo con fango denso. L’incidente del 2018 aveva innescato una colonna di bolle di metano alta oltre un chilometro. L’ecologo microbiologo Emil Ruff e i suoi colleghi dell’Università di Brema hanno monitorato il sito mediante sensori chimici e telecamere subacquee, documentando una reazione imprevista da parte della fauna abissale.
I modelli teorici stimano in genere tra i sessanta e i cento anni il tempo necessario affinché una comunità biologica si insedi attorno a una fuga gassosa per metabolizzarla. Sul luogo dell’incidente il processo ha impiegato meno di ventiquattro mesi. Batteri e archaea metanotrofi si sono moltiplicati direttamente vicino alla falla, seguiti da vermi policeti che hanno scavato gallerie nel fango fino a mezzo metro di profondità. L’azione di scavo ha mescolato il sedimento, portando ossigeno, solfati e nitrati negli strati più profondi e accelerando il lavoro di degradazione chimica compiuto dai microrganismi.
A distanza di quattro anni dalla prima misurazione, l’altezza della colonna di gas è scesa da 1.200 a circa 800 metri sopra il fondale. L’insediamento di questo filtro biologico ha tuttavia alterato la composizione locale del suolo: entro un raggio di venti metri dal punto di uscita del gas, la varietà delle specie microbiche originali ha subito un calo superiore al 30%. L’episodio mostra la capacità di reazione degli ecosistemi abissali, ma evidenzia anche l’impatto permanente provocato dalle trivellazioni esplorative non individuate.
Credit immagine (Schmidt Ocean Institute/ROV SuBastian)
https://www.sciencealert.com/drilling-accidentally-created-a-methane-leak-beneath-the-south-china-sea-within-a-year-animals-helped-plug-it


