Un calo del ventuno per cento dei ricoveri psichiatrici per le persone affette da disturbo bipolare svela un’inattesa applicazione clinica per i farmaci antidiabete. Un’analisi condotta da Mark Taylor della Griffith University e pubblicata sulla rivista Acta Psychiatrica Scandinavica ha esaminato i dati sanitari nazionali svedesi relativi a circa quindicimila individui diagnosticati con disturbo bipolare tra il 2009 e il 2024, confrontando i periodi di assunzione dei farmaci agonisti del recettore GLP-1 con quelli in cui i pazienti non li utilizzavano.
L’effetto protettivo non riguarda tuttavia l’intera classe farmacologica. Il dato emerge con chiarezza solo per la semaglutide, il principio attivo impiegato in trattamenti noti come Ozempic e Wegovy, mentre molecole analoghe come liraglutide e dulaglutide non hanno mostrato una variazione statisticamente rilevante nei tassi di ospedalizzazione. L’azione terapeutica della semaglutide potrebbe essere legata alla sua capacità di attenuare i processi infiammatori e lo stress cellulare a livello cerebrale, due fattori biologici spesso correlati all’instabilità dell’umore e al rischio di ricadute severe nelle patologie psichiatriche.
La frequente concomitanza di diabete, obesità e patologie psichiatriche suggerisce la presenza di meccanismi biologici condivisi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che il disturbo bipolare interessi circa trentasette milioni di persone nel mondo. La conferma sperimentale di questi benefici richiederà ora studi clinici randomizzati per isolare l’impatto diretto della molecola dalle altre variabili cliniche.
https://www.sciencedaily.com/releases/2026/09/260907201601.htm


