Cani, «Bouba» e «Kiki»: i suoni sembrano associarsi a forme diverse

In un esperimento su 70 cani, i ricercatori dell’Università di Parma hanno osservato associazioni tra «Bouba» e forme rotonde, «Kiki» e forme appuntite. Lo studio è pubblicato su Proceedings of the Royal Society B.

I cani sembrano concordare con gli esseri umani: «bouba» è rotondo e «kiki» è spigoloso

I cani sembrano associare il suono «Bouba» a una forma arrotondata e «Kiki» a una appuntita. In un esperimento con 70 cani domestici, gli animali hanno guardato più a lungo la forma rotonda quando sentivano «Bouba» e hanno rivolto l’attenzione a quella angolare quando sentivano «Kiki». I risultati, pubblicati sulla rivista Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences, suggeriscono che anche i cani potrebbero collegare suoni e caratteristiche visive.

Lo studio è stato condotto da Eleonora Biffi, esperta di comportamento animale all’Università di Parma, insieme al suo gruppo. I ricercatori hanno svolto due esperimenti quasi identici: al primo hanno preso parte 51 cani con i rispettivi proprietari, al secondo altri 19 cani.

I cani sembrano associare i suoni alle forme proprio come fanno gli esseri umani
Le forme utilizzate negli esperimenti «bouba/kiki».
Andrew Dunn/Wikimedia Commons/CC BY-SA 3.0

Durante le prove, ogni coppia cane-proprietario entrava in una stanza con uno schermo e un altoparlante su ciascun lato. Dopo aver lasciato al cane il tempo di ambientarsi, il proprietario si sedeva accanto a lui, rivolto verso il centro della stanza. Per circa 15 minuti, dagli altoparlanti si alternavano le parole inventate «Bouba» e «Kiki», mentre le due forme mostrate sugli schermi si spostavano da un lato all’altro.

Una videocamera GoPro riprendeva i cani. In seguito, un sistema di intelligenza artificiale ha analizzato i filmati per tracciare la direzione della testa, usata come indicatore di dove guardassero gli animali, e verificare se le loro reazioni fossero diverse da quelle attese per caso. Nel secondo esperimento i proprietari indossavano cuffie con musica rock, così da non sentire le parole pronunciate e non poter influenzare involontariamente i cani.

I cani sembrano associare i suoni alle forme proprio come fanno gli esseri umani
Allestimento dell’esperimento con i due schermi e fasi delle analisi computazionali per il rilevamento della testa del cane e del campo visivo angolare.

Nel primo esperimento i cani mostravano anche una tendenza generale a guardare le forme appuntite; questa preferenza non è emersa nel secondo, quando i proprietari avevano le cuffie. Gli autori ritengono improbabile che il risultato del primo esperimento dipendesse da segnali involontari dei proprietari: gli esseri umani, infatti, tendono a preferire le forme arrotondate o curve a quelle appuntite.

Biffi e colleghi propongono anche un’altra possibile spiegazione per la tendenza osservata nel primo esperimento. La conformazione del muso dei cani, soprattutto se confrontata con quella dei neonati umani, potrebbe contribuire a una preferenza diversa: i cani antichi e i lupi presentano caratteristiche facciali più angolari e appuntite, mentre il volto dei neonati è tipicamente rotondo. Si tratta, tuttavia, di un’ipotesi.

L’associazione tra «Bouba» e le forme rotonde e tra «Kiki» e quelle appuntite è nota anche nell’uomo: la maggior parte delle persone tende a collegare questi suoni alle rispettive forme, indipendentemente dalla lingua o dall’alfabeto utilizzati. L’esperimento psicologico fu ideato negli anni Venti e suggerisce che possa esserci una relazione condivisa tra suoni e informazioni visive.

Per stabilire con certezza se i cani compiano davvero queste associazioni serviranno altri studi. I risultati offrono comunque un punto di partenza per approfondire come i cani imparino il linguaggio umano e come siano diventati stretti compagni delle persone.

Miniatura di YouTube
None

Condividi l'articolo
Redazione Scienze Notizie
Redazione Scienze Notizie

La Redazione di Scienze Notizie seleziona ogni giorno le scoperte e gli studi più interessanti pubblicati da riviste scientifiche, università, agenzie spaziali e testate internazionali, e li racconta in italiano in modo chiaro, con la fonte citata in fondo a ogni articolo. I testi sono preparati e controllati attentamente dalla redazione prima della pubblicazione. Hai trovato un errore? Scrivici: lo correggiamo.